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Pubblicato il: 12 Novembre 2018 alle 0:31

Com’è cambiata l’elettrotecnica industriale nell’Altomilanese

L’elaborazione sui dati storici presentata in occasione del trentesimo anniversario della CD Elettrica di Villa Cortese. A fine anni ’80 hanno chiuso le realtà con centinaia di dipendenti, le piccole aziende proliferate nei ’90 sono state spazzate via dalla crisi: «L’azienda si deve irrobustire con investimenti e inserimento di professionalità capaci di gestire finanza e marketing».

La crisi che ha cominciato a colpire dieci anni fa ha cambiato volto a tutti i settori economici, incluso quello dell’elettrotecnica industriale, da sempre importante nell’Altomilanese. Un risultato che è sotto gli occhi di tutti, ma che se si va ad analizzare nel dettaglio nasconde qualche sorpresa: le aziende del settore elettrico ed elettrotecnico sono diminuite di numero, ma stanno tornando ad avere grandi dimensioni e strutture. Lo rivelano le elaborazioni su dati Istat, Camera di Commercio e Crif realizzate da Eo Ipso e presentate in occasione del trentesimo compleanno di CD Elettrica, azienda di Villa Cortese di 30 dipendenti con un bilancio al 2017 da 4,3 milioni di euro (+8% rispetto all’esercizio precedente).

«Il traguardo dei trent’anni è stato un’occasione per ripercorrere la nostra storia, cominciata nel 1988 da dimensioni “micro”, con due soci e un piccolissimo locale in un cortile, e cercare di mettere a fuoco dove siamo arrivati oggi e com’è cambiato il panorama attorno a noi – spiega il titolare di CD Elettrica, Mauro Colombo, 50 anni -. Abbiamo quindi deciso di confrontare alcuni set di dati relativi al 1991, 2001 e 2011 per capire come si è evoluto il nostro settore».

La ricerca si è concentrata sui comuni del Legnanese. Alla fine degli anni ’80 il primo grande terremoto, con le realtà da migliaia di dipendenti che chiudono e in molti che si improvvisano imprenditori. Negli anni ’90, quindi, comincia il proliferare delle piccole imprese: se nel 1991 le realtà del settore elettrico ed elettrotecnico sono 159, dieci anni dopo sono salite a 216. Il numero complessivo dei dipendenti del settore però, in quei 10 anni, diminuisce, e nel 2001 le aziende sotto i 5 dipendenti sono cresciute del 54,39%, arrivando a rappresentare l’81% del totale. Non sono destinate a durare: i dati del 2011 ci dicono che sono crollate dell’86,93% e rappresentano solo il 41% del totale. Delle oltre 200 aziende di dieci anni prima, ne sono rimaste 56 e il numero totale di dipendenti è calato dagli 825 del 2001 a 460.

È sempre Mauro Colombo a riassumere questo processo: «I nomi delle aziende che andavano per la maggiore negli anni ’80, oggi non ci sono più, perché hanno chiuso o sono state acquisite da grandi società straniere, e quindi delocalizzate. I “grandi” di oggi – spiega – sono le aziende nate a fine anni ’80, come CD Elettrica, non create sulla spinta dell’improvvisazione ma con un progetto imprenditoriale ben definito».

Che cosa è successo? Vent’anni di selezione e globalizzazione hanno permesso di sopravvivere solo agli imprenditori che hanno saputo strutturarsi, investire e inserire in azienda nuove competenze: tecniche e tecnologiche, ma anche di marketing e gestione delle finanze. «Negli ultimissimi anni questo processo di consolidamento delle aziende del nostro settore si è addirittura velocizzato – prosegue Colombo –. Per questo abbiamo dovuto imparare a cercare il mercato, a investire in formazione, innovazione e ricerca».

Insomma, organizzazione e lungimiranza sono gli elementi imprescindibili per poter affrontare i cambiamenti, che non cessano mai. «Solo chi ha questa mentalità – conclude Colombo –, oltre alla la struttura e ai capitali per portarla avanti, potrà cogliere la nuova sfida dell’automazione, che è sempre più centrale, e che porterà le grandi realtà dell’elettrotecnica a essere protagoniste dell’industria 4.0».

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