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IL NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE IN 40 TWEET

IL NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE IN 40 TWEET
Premessa
Ragionamenti complessi come le riforme costituzionali, le regole fondamentali che
disciplinano la convivenza di una comunità nazionale, difficilmente possono essere riassunti
in slogan e ancor più difficilmente possono essere ricompresi nella dimensione dei messaggi
tipici dei social media, che sono ormai diventati, purtuttavia, uno degli strumenti di
comunicazione fondamentali per la società civile. Tra questi figurano i noti tweet,
caratterizzati da una lunghezza massima di 240 caratteri.
Pur appartenendo, per formazione e attività, ad una cultura che si rifiuta di
circoscrivere argomenti complessi, che meriterebbero adeguato approfondimento e dibattito,
in pillole e slogan, al fine di agevolare una divulgazione ci si cimenta tuttavia in un tentativo
di riassumere in circa 40 messaggi brevi le molteplici ragioni che inducono ad opporsi alla
imminente riforma della nostra Carta costituzionale. Si tratta dei motivi che inducono a
votare no al referendum sul disegno di legge costituzionale recentemente approvato dal
Senato e che si accinge ad essere approvato in via definitiva dalla Camera dei deputati, il
disegno di legge costituzionale approvato, in prima deliberazione, dal Senato della
Repubblica l’8 agosto 2014 (v. stampato Camera n. 2613), modificato, in prima
deliberazione, dalla Camera dei deputati il 10 marzo 2015 (v. stampato Senato n. 1429-B),
modificato, in prima deliberazione, dal Senato della Repubblica il 13 ottobre 2015 ed
attualmente all’esame della Camera dei deputati, recante disposizioni per il superamento del
bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi
di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della
parte II della Costituzione (Atto Camera n. 2613-B, in
http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0034621.pdf ).
I circa 40 tweet, ciascuno ricompreso nel limite di 240 caratteri, proprio di questa
modalità di comunicazione, sono raggruppati in tre capitoli tematici: votare NO alla riforma
costituzionale, per la tutela e lo sviluppo della democrazia; votare NO alla riforma
costituzionale, per la chiarezza delle regole fondamentali; votare NO alla riforma
costituzionale, per il buongoverno, l’efficacia e l’efficienza del processo democratico.
Ciascun tweet potrà ovviamente essere oggetto di schede e documentazione di
illustrazione e approfondimento e, perché no, apposite slides, che sembrano molto in voga

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marco1.dagostini@gmail.com
Votare NO alla riforma costituzionale, per la tutela e lo sviluppo della democrazia:
1. Il bicameralismo paritario consente un argine a lobby e interessi particolari che
invece potranno più facilmente imporsi con l’attribuzione della decisione finale ad
una sola Camera.
2. La trasparenza sarà compromessa dalla possibilità di chiudere sempre più spesso il
procedimento legislativo con l’approvazione di maxiemendamenti, magari in
votazione notturna, senza che vi sia più una seconda Camera a “fare le pulci”.
3. La forma di governo che scaturirà dalla nuova Carta non sarà più quella di una
Repubblica parlamentare, stante il combinato disposto con un sistema elettorale che
determina, di fatto, l’elezione diretta del Presidente del Consiglio.
4. Ma la forma di governo originata dalla nuova Carta non sarà neanche quella di una
Repubblica presidenziale, di cui mancano contrappesi come l’autonomia del potere
legislativo, ormai espressione della segreteria del partito di maggioranza.
5. La riforma costituzionale segue infatti una legge elettorale di dubbia costituzionalità
(su cui pende un apposito procedimento), in quanto non prevede collegi uninominali
e limita molto le preferenze.
6. Con la nuova legge elettorale l’elezione dei deputati continua quindi a dipendere dal
posto loro assegnato dal segretario di partito nell’ordine di lista, venendo
penalizzata la mancata obbedienza dall’esclusione della candidatura.
7. Un partito che consegua la maggioranza relativa dei voti potrebbe ottenere la
maggioranza assoluta della Camera, maggioranza peraltro composta interamente di
deputati personalmente fedeli al leader in quanto eletti per lo più senza preferenze.
8. Il combinato disposto della legge elettorale e della riforma costituzionale, data
anche la riduzione dei poteri e del numero dei senatori, assegna quindi un ruolo
egemonico al leader che vince le elezioni della Camera.
9. Con la nuova Carta si riducono inoltre i contrappesi offerti dalle autonomie
territoriali, date la forte riduzione dei poteri legislativi delle regioni e la
soppressione delle province.
10. Si pensa agli effetti dello smantellamento di contrappesi importanti (fine
bicameralismo paritario, riduzione poteri regionali, soppressione province,
alterazione equilibri elezione Presidente della Repubblica e giudici costituzionali)?
11. Le elezioni politiche che seguiranno all’eventuale approvazione della riforma
costituzionale potrebbero pertanto aprire la strada ad un’evoluzione ulteriormente
autoritaria dell’assetto costituzionale.
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marco1.dagostini@gmail.com
12. Con la soppressione di quella palestra di democrazia delle elezioni provinciali, da
dove è partito anche il Presidente del Consiglio, che possibilità avrà mai la classe
dirigente delle periferie di divenire classe dirigente della Nazione?
13. Si pretende di far lavorare gratis, per tale funzione, i senatori, con evidenti
penalizzazioni per quelli espressi dai ceti popolari e meno abbienti: il Senato tornerà
ad essere una prerogativa dei ceti più elevati come nell’antica Roma?
14. Sarà più sicuro il Paese dopo che avremo deciso che lo stato di guerra e il
conferimento dei relativi poteri al Governo sarà deliberato da una sola Camera,
quella eletta col maggioritario (ex art. 17 della riforma)?
15. Era proprio necessario, in un’epoca di disaffezione dei cittadini dalla politica,
scoraggiare il ricorso alle leggi di iniziativa popolare popolari elevandone il quorum
50.000 a 150.000 firme, ex art. 11, comma 1, lett. b)?
16. E’ giusto, dato il già elevato grado di astensionismo, escludere i cittadini
dall’elezione del Senato laddove tanti esempi (es. Spagna, USA) dimostrano che
l’elezione diretta del Senato non implica che questo voti la fiducia?
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marco1.dagostini@gmail.com
Votare NO alla riforma costituzionale, per la chiarezza delle regole fondamentali:
1. La riforma sottoposta a referendum non è una semplice revisione perché modifica
oltre 40 articoli: l’art. 138 non autorizza a scrivere una nuova Costituzione, per la
quale dovrebbe essere convocata una nuova Assemblea costituente.
2. Si supera una Carta scaturita dal confronto e la collaborazione fra culture tanto
distanti fra loro – cattolica, social-marxista e liberale – ma unite dal comune intento
di lavorare per il bene comune: è questo il progresso?
3. POCHI SANNO CHE, in base all’art. 39, comma 13, l’Italia sarà l’unico Paese
dell’Unione europea, dell’OCSE e, forse, del mondo, ad avere due Costituzioni
contemporaneamente applicabili secondo il territorio in cui ci si trovi!
4. In base all’art. 39, comma 13, la nuova Costituzione si applicherà nelle regioni a
Statuto ordinario e quella precedente, per la parte sulle competenze regionali, si
applicherà nelle regioni a Statuto speciale! Cuius regio eius religio …
5. Un’azienda operante in Italia dovrà adattarsi a 7 SISTEMI LEGISLATIVI
DIVERSI: quello previgente; l’ordinamento di ciascuna delle 5 Regioni a st.
speciale; le nuove competenze legislative statali post riforma per le Reg. a st.
ordinario.
6. La stessa materia infatti potrebbe essere disciplinata da principi fondamentali statali
e leggi regionali fino al 2016 e, dopo il 2016, da legge statale nelle Regioni st.
ordinario e da 5 diverse leggi regionali nelle Reg. st. speciale!
7. Si accrescerà il disorientamento del cittadino e il conseguente contenzioso dato che
il riparto di competenze abrogato dall’art. 31 è parzialmente riportato in vita
dall’art. 39!
8. Si accrescerà il disorientamento del cittadino e il conseguente contenzioso data la
moltiplicazione di procedimenti con leggi approvate dalla sola Camera, da entrambe
le Camere, ovvero con quorum diversi in base alle materie!
9. L’art. 5 della Cost. vigente, non modificato, recita che la Repubblica promuove le
autonomie locali, ma chi tutelerà le esigenze di piccoli comuni, trasporti, ambiente,
scuole, gestione rifiuti, ecc. dopo l’abolizione delle province?
10. Il principio di sussidiarietà proprio della dottrina sociale della Chiesa si è affermato
in Europa e viene invece negato, così come viene negata la funzione dei corpi
intermedi, dalla riforma con la soppressione delle Province e del CNEL.
11. L’elevazione del quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica dalla
maggioranza assoluta a tre quinti dei votanti (art. 21) rischia di determinare
l’impasse e il blocco dei meccanismi istituzionali in caso di insanabili contrasti.
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marco1.dagostini@gmail.com
12. E’ falso affermare che mantenendo l’elezione diretta del Senato, anche parziale,
questo avrebbe dovuto necessariamente conservare il potere di votare la fiducia:
vedi la Spagna!
13. Il cosiddetto “Senato delle Regioni” non sarà competente per la ratifica degli
accordi internazionali (art. 19) neanche nel caso riguardino materie di competenza
delle Regioni, sebbene queste saranno tenute alla loro attuazione (art. 31).
14. L’art. 38, c. 10, impedirà ai Consigli regionali di presentare proposte di legge al
cosiddetto “Senato delle Regioni” ANCHE NELLE MATERIE DI COMPETENZA
DEL SENATO!
15. Nel caotico procedimento di riforma costituzionale, si dimentica, all’art. 38, c. 11,
l’incompatibilità tra senatori e deputati europei sancita invece dall’UE (decisione
2002/772/CE).
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marco1.dagostini@gmail.com
Votare NO alla riforma costituzionale, per il buongoverno, l’efficacia e l’efficienza del
processo democratico:
1. Il bicameralismo paritario ha consentito nel tempo una ponderazione delle leggi che
non sarà migliorata dall’attribuzione della decisione finale ad una sola Camera.
2. Si renderanno necessarie sempre più spesso leggi di modifica degli errori contenuti
in precedenti leggi, come oggi già capita, ad esempio, con i frequenti decreti-legge
mille proroghe.
3. Il procedimento legislativo viene complicato da una miriade di procedimenti diversi
con quorum differenti e la partecipazione o meno del Senato, generando confusione
e rischio di situazioni di paralisi o di contenzioso.
4. Il procedimento legislativo bicamerale non viene cancellato ma rimesso alla
valutazione dei Presidenti delle Camere, con il rischio di conflitti insolubili a monte
e a valle dell’approvazione delle leggi.
5. Non si sopprime il Senato ma non se ne precisa la funzione e il ruolo.
6. La principale motivazione della riforma è il contenimento dei costi delle istituzioni
ma si sarebbero conseguiti più incisive, rapidi e misurabili risparmi con il semplice
dimezzamento dei componenti di Camera e Senato.
7. Si propagandano risparmi facendo lavorare gratis i senatori per tale funzione MA
con evidenti disparità di trattamento tra deputati e senatori, tra senatori consiglieri
regionali e sindaci e fra senatori residenti a Roma e gli altri.
8. Il nuovo Senato NON POTRA’ ESSERE LA CAMERA DELLE REGIONI perché,
prevedendo l’art. 5 la possibile incompatibilità nei suoi organi per i membri delle
Giunte regionali, dovrà restare in piedi la Conferenza Stato-regioni.
9. L’unica razionalizzazione della riforma, la soppressione della Conferenza Stato –
Regioni dopo la creazione del cosiddetto Senato delle regioni, non potrà avvenire
perché mancherebbe un organo rappresentativo dei Presidenti delle regioni.
10. Non prevedendo la partecipazione dei Presidenti delle Regioni, ma anzi
ostacolandola ex art. 5, il nuovo Senato non potrà neanche assumere le funzioni del
Bundesrat, che in Germania assicura la cooperazione tra Stato federale e Länder.
11. I presunti risparmi derivanti dalla soppressione delle province saranno soverchiati
dai maggiori costi derivanti dalla creazione dei cosiddetti “enti di area vasta” di cui
all’art. 40, comma 4.
12. Ai costi derivanti dalla creazione dei cosiddetti “enti di area vasta” di cui all’art.
40, comma 4, che potrebbero superare il numero delle attuali province, si
aggiungeranno i costi dell’inutile disarticolazione delle attuali Prefetture che
saranno sostituite dagli Uffici territoriali del Governo.
marco1.dagostini@gmail.com

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