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Nord Democratici,la verità sui frontalieri

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CIO’ CHE VARESE DEVE SAPERE (tratto da Nord Democratici)

l’incubo è realtà.
L’incontro di Venerdì scorso in Malnate fra il rappresentante del Ministero Italiano ed i Frontalieri, con la partecipazioni delle sigle sindacali Italiane e Svizzere non lascia spazio ad interpretazioni.
Chiunque dubitasse della “risolutezza” dell’azione del Segretariato di Stato, si sbagliava e la realtà si è rivelata più cruda di quanto le facce dei presenti potessero pensare.
Il Dott.Vieri Ceriani è un “soldato”, un funzionario dello Stato Italiano che ha ricevuto un’incarico preciso e lo sta conducendo “in porto” secondo le disposizioni ricevute, con metodo, professionalità ed entro parametri ben definiti.
Ceriani ha esposto, come previsto, le tecnicità dell’accordo che, come spesso accade, sono la “discriminante” dell’impatto positivo e/o negativo di ogni legge.
E’ in esse infatti, nei comma e dei decreti attuativi, che si deve lavorare per fare la differenza.
La “questione frontalieri” è però da oggi ad un bivio, può (ed a nostro avviso deve) diventare un caso politico, oppure restare dimenticato dai poteri forti di Roma, così assorti nelle lotte di potere per le poltrone.
Vieri Ceriani, durante l’incontro, ha impostato la retorica sulla volontà della confederazione di interrompere i ristorni per obbligare l’Italia a tornare al tavolo delle trattative e ridiscutere un’accordo vecchio di 40 anni, scaricando così la responsabilità dell’avvio delle trattative oltre confine.
E’ tutto vero, la Svizzera ha dovuto render conto al proprio elettorato, il quale, (visti i numeri a cui sono arrivati i frontalieri), ritiene l’impatto sul territorio Ticinese di questa “orda” di pacifici lavoratori “costosa” sotto molti punti di vista e per tanto rivendica un’aumento dell’imposizione a beneficio delle casse Elvetiche.
Quello che il funzionario del ministero NON HA DETTO è che le volontà di annullare la FASCIA DI CONFINE è tutta Italiana.
La Svizzera infatti, NON ha nessuna responsabilità sul tipo di regime fiscale che il Governo Italiano andrà a disegnare su questi lavoratori.
I tecnicismi, spiegati con dovizia, dai vari rappresentanti sindacali, hanno offerto qualche tenue barlume di speranza, ma resta il fatto che a partire dal 2019 in modo progressivo con step del 6% annuo, entro 10 anni le Province di Varese,Como, Novara e Verbania, vedranno sparire una somma complessiva che oscillerà fra il mezzo miliardo e quasi un miliardo di Euro.
Uno Tsunami che colpirà direttamente le quasi 70.000 famiglie coinvolte ed in seconda battuta tutti i territori che vedranno una contrazione delle vendite al dettaglio fra piccola e grande distribuzione e commercio.
Quanto impatterà sul territorio di Varese ?
Stimiamo i Varesini nell’ordine di un 40% delle presenze totali in Ticino, pertanto è verosimile affermare che la perdita di potere di acquisto della Provincia si aggirerà fra 200 e 350 Mln di Euro, se consideriamo che (dati della Camera di Commercio di Varese) l’intera industria Varesina produce un Valore di PIL di 22 Miliardi di Euro e che di essi solo una % ridotta si traduce in reale potere d’acquisto, risulta semplice capire l’impatto negativo che il nuovo regime fiscale che entrerà in vigore dal 2019 produrrà sopratutto sulle due province di Varese e Como.
La revisione del regime fiscale dei frontalieri, che oggi molti Varesini e Comaschi guardano distrattamente perché non coinvolti direttamente, entrerà così nelle case di molti come panettieri, negozianti, grande distribuzione, etc. ed il paradosso è che produrrà una nuova ondata di disoccupazione che difficilmente troverà un ri-collocamento in Ticino (visto che fra il 2008 ed il 2015 oltre 35.000 fra Varesini e Comaschi si sono messi in salvo dalla crisi grazie al Frontarierato) con il risultato che lo Stato Italiano che avrà ciecamente “preteso”, dovrà capire come restituire in termine di ammortizzatori sociali, in un assurdo corto-circuito vizioso che non produrrà altro che una marcata “contrazione” territoriale dell’economia.
I Frontalieri subiscono silenziosi? Oggi si, ma durerà ancora questo silenzio?
Nord Democratici, per un’Europa Federale.

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