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No sig.Presidente siamo all’emergenza istituzionale

No Sig. Presidente, siamo all’emergenza istituzionale

Avevo già avuto un vivace scambio di opinioni con l’amico sen Lugi Zanda, capogruppo al Senato del PD, sul tema della legittimità dell’attuale Parlamento e sugli atti da esso compiuti, il più rilevante dei quali, il progetto di riforma costituzionale con annessa legge elettorale dell’Italicum. Il sen Zanda rispondendo a una serie di miei rilievi concluse così la nostra discussione epistolare: “ Il Parlamento e’ legittimo. Non lo dicono dei quaquaraqua’: lo ha detto chiaramente la Corte. Se non fosse cosi me ne andrei subito”.

La questione è stata ripresa ieri dal Presidente Mattarella rispondendo a una specifica domanda di uno studente della Columbia University che metteva in dubbio la legittimità del Parlamento pieno di indagati ed eletto con una legge dichiarata incostituzionale. Questa la risposta perentoria del Capo dello Stato: ». «Non mi risulta che il Parlamento sia pieno di indagati – ha risposto il presidente della Repubblica – ce ne sono alcuni, ma la grande maggioranza non lo è. Quanto alla sua legittimità non ci sono dubbi. Facevo parte della Corte costituzionale nel momento in cui la legge elettorale fu dichiarata non conforme alla Costituzione. Ma noi giudici scrivemmo con chiarezza che, come si fa in questi casi, quella decisione aveva valore per il futuro e che quindi non era inficiata la legittimità del Parlamento».

Non abbiamo difficoltà a riconoscere né la buona fede di Zanda, di cui conosciamo da sempre la sua onestà intellettuale e morale, né quella del Presidente Mattarella, peraltro, espressione proprio di quel Parlamento di “nominati” eletti secondo una legge che lo stesso Presidente, da componente della Consulta, concorse a definire illegittima. Nessun dubbio, quindi, sulle conclusioni di quella sentenza ( art.7). Resta, tuttavia, fermo in me il convincimento che assai prima di quella sentenza n.1/2014 del 4.12.2013, si sono verificati degli avvenimenti politico istituzionali che hanno alterato la fisiologia del nostro sistema.

I fatti del Novembre 2011 sono stati finalmente confermati da colui che ne fu il protagonista essenziale, il Presidente Napolitano. Egli, subita o condivisa la pressione proveniente dalle solite fonti internazionali dei poteri finanziari dominanti, determinò la caduta del governo Berlusconi, forzatamente consenziente, ultimo presidente di un governo eletto ed espressione della sovranità popolare. Da tempo quei fatti li ho connotati come un classico “golpe blanco”, un autentico attentato al principio fondante della sovranità popolare.

Nacque così il governo di Mario Monti, previa assegnazione del laticlavio a vita per il “tecnico” della Bocconi gradito ai maggiorenti euro americani, che durò in carica 529 giorni dal 16 Novembre 2011 al 28 aprile 2013. Si portarono a giustificazione le ragioni di emergenza economico finanziaria, con le manovre sullo spread che portarono il Paese sull’orlo del baratro, secondo quelle regole comunitarie di cui, invano il prof Giuseppe Guarino aveva dimostrato, del tutto inascoltato, la loro illegittimità: regolamenti attuativi sul fiscal compact conflittuali e alternativi con i principi, quelli si vincolanti, dei Trattati liberamente sottoscritti dall’Italia.

Analogamente dopo le elezioni 2013, in pendenza della sentenza della Consulta che doveva pronunciarsi sulla legittimità della legge elettorale, sempre per l’emergenza di un risultato che non aveva visto un vincitore con capacità di controllo delle due camere, il 28 aprile 2013, su incarico di Napolitano, Enrico Letta dà vita “al governo di larghe intese “ in quanto si disse “sola prospettiva possibile, quella cioè di una larga convergenza tra le forze politiche che possono assicurare al governo la maggioranza in entrambe le camere», atteso che era risultato impossibile dar vita un governo guidata da Bersani, capo della coalizione di centro sinistra uscita vincitrice alle elezioni del 24 e 25 Febbraio, ma priva della maggioranza al Senato.

Da un’ emergenza economica e finanziaria a un’emergenza politica, ma, nel frattempo, il 3 dicembre 2013 la Consulta si esprime sull’illegittimità del porcellum ed è a quel punto che, secondo quanto abbiamo continuato a sostenere, si sarebbe dovuto ridare la voce ai cittadini, atteso che la sentenza della Corte Costituzionale aveva ben indicata la formula di una legge elettorale costituzionalmente ineccepibile: il consultellum. Invece Napolitano, diede spago ai giochetti interni al PD del “giovin signore” che, dando il ben servito col suo “ stai sereno” all’amico compagno Letta, lo costrinse alle dimissioni il 22 Febbraio 2014.

Tutto ciò nacque e si consolidò nel momento in cui era in atto la più vasta transumanza di parlamentari da uno schieramento all’altro, col trasformismo eletto a cifra rappresentativa di una condizione estrema di crisi politico istituzionale, col bel risultato che da un’emergenza politica siamo stati catapultati in una crisi istituzionale tra le più gravi della storia repubblicana.

Hanno un bel legarsi all’ultimo articolo della sentenza della Consulta, il sen Zanda e il Presidente Mattarella, ma è difficile farci comprendere come possa un Parlamento farlocco politicamente, di “nominati” illegittimi, non diciamo a produrre leggi di ordinario governo, ma addirittura arrogarsi l’ambiziosa presunzione di procedere nelle condizioni di sostanziale illegittimità politica se non giuridica, a riformare la Costituzione.

Fatto ancor più indigeribile poi é che il progetto di riforma sia stato partorito da quello straordinario trio di costituzionalisti toscani, Renzi, Boschi e Verdini con l’aggravante del combinato disposto di una legge super truffa, come quella dell’Italicum peggiore della famigerata Legge Acerbo che permise la piena legittimazione del potere di “ un uomo solo al comando” nel 1924.

Egregio sig Presidente Mattarella mi consenta di non essere d’accordo con la sua indulgente assoluzione del caso italiano, poiché ritengo, insieme a molti altri amici con cui abbiamo dato vita al Comitato per il NO al referendum (cui il governo è stato costretto e non ha concesso, in quanto non disponente della maggioranza qualificata dei due terzi nella doppia votazione parlamentare) che sì la Corte ha salvato gli atti già compiuti da un parlamento eletto con una legge elettorale illegittima, ma dopo avrebbero dovuto esserci nuove elezioni, con un nuovo sistema elettorale, possibile anche con quello uscito dalla sentenza. Invece no. Il parlamento a trazione del governo Renzi per le più disparate , spesso poco nobili, ragioni ha approvato una legge elettorale iper maggioritaria simile al porcellum andando avanti senza remore e con la transumanza dei trasformisti che prosegue senza sosta.

Ora siamo in piena emergenza istituzionale, aggravata da decreto legge votato ieri dal Consiglio dei ministri sulle banche di credito cooperativo, ennesima ossequiente obbedienza del governo ai poteri finanziari forti internazionali, frutto di una sudditanza di cui Renzi e compagni di palazzo Chigi sono diretta consapevole espressione.
Ettore Bonalberti
www.alefpopolaritaliani.eu
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Venezia, 12 Febbraio 2016

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