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La querelle dei frontalieri italiani, le iniziative del M5S

La norma è chiara e non dà adito a interpretazioni diverse: i frontalieri devono pagare la sanità” così afferma Paola Lattuada direttore generale dell’ATS Insubria.
Da questa apodittica affermazione vorremmo partire per capire ragioni e dubbi dei frontalieri del varesotto visto che in altre province di frontiere (Sondrio e Como ) l’interpretazione data all’accordo bilaterale con la Svizzera è diverso e naturalmente più favorevole ai nostri lavoratori pendolari.
Il fronte di critiche alla nuova circolare che ha creato la querelle è bipartizan per cui nessuno può affermare che si tratta di una lotta politica o una mossa elettorale anche se capofila della protesta è il Movimento 5 Stelle che ha tirato il carro della protesta a cui si è accodato il PD che di certo a livello nazionale riveste il ruolo di player nei rapporti con la vicina Confederazione Elvetica e, volendo, ben potrebbe fare per migliorare la norma.
Non è possibile che a Como e Sondrio non chiedano nulla e a Varese si faccia pagare il rinnovo della tessera sanitaria si chiedono infatti Alfieri (PD) e la Consigliera regionale del M5S Paola Macchi. Dalla fine dello scorso anno, i frontalieri che si presentano per rinnovare la tessera sanitaria regionale si sentono chiedere il pagamento di una quota che varia in base al reddito e che va dai 1500 ai 2800 euro annui in funzione del reddito di ciascuno!.
La cosa parte dalla applicazione del principio teorico che il frontaliere debba contribuire, come tutti gli altri lavoratori italiani, al mantenimento del Sistema Sanitario Nazionale, senz’altro concetto condivisibile.
Tuttavia l’introduzione di questa tassa è a nostro avviso più che discutibile in quanto i nuovi accordi bilaterali tra Italia e Svizzera sanciranno il pagamento dell’IRPEF per i frontalieri e risolveranno già il problema, richiedendo a questa categoria di lavoratori uno sforzo non da poco.
A livello locale si penalizzano i Comuni, poiché priva di finanza fresca i consumi locali visto il minore reddito che i frontalieri avranno da spendere per far girare l’economia locale.
La nuova imposta in ogni caso dovrà decadere quando entreranno in vigore i nuovi accordi bilaterali tra Italia e Svizzera, ovvero quando il frontaliere comincerà (seppur gradualmente) a versare in Italia l’imposta sulla persone fisiche (IRPEF). L’obbligo entrerà in vigore in maniera graduale dal 2018 e sarà a pieno regime nel 2028 .
Ma allora il “buco” legislativo riguarda solo gli anni dal 2016 al 2018 e solo per gli sfortunati frontalieri a cui scade la tessera della sanità o devono cambiare medico di base?
I sindacati dei frontalieri in Regione hanno , correttamente , sostenuto che i lavoratori d’oltre confine pagano già le tasse in Svizzera, tasse da cui si ottengono i “ristorni” che vengono versati agli enti pubblici dei comuni di residenza italiani. La diatriba come abbiamo detto è nata a seguito di una circolare emanata dalla Direzione regionale della sanità Lombarda nel 2015 attuativa di una norma del 2000 (!).
Il Frontaday organizzato a Ponte Tresa che ha visto la partecipazione di centinaia di lavoratori furiosi ha prodotto ad oggi come risultato che il M5S Lombardia ha depositato in Consiglio regionale, ieri mattina, una mozione urgente per discutere le problematiche riguardanti l’accesso al sistema sanitario nazionale dei frontalieri.
La Posizione del Movimento è stata espressa dalla sua portavoce Paola Macchi che sinteticamente così ha risssunto “Riteniamo indispensabile intervenire in tempi brevissimi su quello che rischia di diventare un grosso problema per molti frontalieri per i prossimi 2 anni.
Una circolare del Ministero della Salute sta creando confusione, disagio e disparità di trattamento e di diritti a di cittadini italiani che vivono in un territorio in cui molte imprese si sono trasferite oltre frontiera e che conta circa 60.000 frontalieri che giornalmente vanno a lavorare in Svizzera.
Questi lavoratori rivendicano il loro diritto di accedere gratuitamente al sistema sanitario nazionale visto che pagano comunque le tasse all’Italia in modo indiretto con i ristorni trasferiti dalla Svizzera, ristorni che vengono utilizzati , come altri gettiti fiscali, per costruire strade, scuole, ospedali”.
Finalmente anche i politici che siedono al Pirellone pare si siano svegliati; la Presidenza del Consiglio ha ritenuto che la mozione non avesse i requisiti di urgenza ma comunque l’assessore lombardo Francesca Brianza ha riconosciuto che per colpa della circolare del Pirellone si sono creati non pochi problemi per cui “ presto si terrà una seduta congiunta della Commissione speciale Rapporti Lombardia-svizzera. In quell’occasione capiremo se si chiedere ulteriori approfondimenti e interpretazioni al Governo».

E’ ancora una goccia nel mare ma noi siamo qui proprio per vigilare che la macchina della burocrazia lombarda si metta in moto e ….non demorderemo.
A riveder le stelle.
Attivisti M5S Varese – Gdl Economia
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