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Perché aderiamo al Comitato per il NO al Referendum

Perché aderiamo al Comitato per il NO al Referendum
 
Sin dall’avvio delle procedure anomale con cui il trio Renzi-Boschi-Verdini hanno operato per modificare i caratteri fondamentali della nostra Costituzione ho deciso di assumere come ALEF una posizione nettamente contraria alle conclusioni raggiunte dallo scellerato patto del Nazareno, ahimè a suo tempo perseguito e approvato anche da Forza Italia e dal Cavaliere.
 
Con l’avvio nei giorni scorsi del Comitato per il NO al referendum al quale l’amico prof Antonino Giannone, anche su mia delega, ha aderito, vorrei spiegare le ragioni della nostra scelta.
 
Premessa: siamo di fronte a un’iniziativa di riforma della Costituzione frutto del patto scellerato del Nazareno e portata avanti da un Parlamento di “ nominati” eletti da una legge dichiarata “ incostituzionale” dalla Corte Costituzionale.
 
E’ ben vero come ha scritto anche Alfiero Grandi che:  “La Corte ha salvato gli atti già compiuti da un parlamento eletto con una legge elettorale illegittima ma dopo avrebbero dovuto esserci nuove elezioni, con un nuovo sistema elettorale, possibile anche con quello uscito dalla sentenza. Invece no. Il parlamento a trazione del governo Renzi per le più disparate – spesso poco nobili –  ragioni ha approvato una legge elettorale ipermaggioritaria simile al porcellum e ha fissato l’asticella dei deputati” e che, come da tempo vado scrivendo, dopo quella sentenza si sarebbero dovuto ridare la voce al popolo sovrano: tenere elezioni con la nomina di un’assemblea costituente avente piena legittimità a procedere alle indispensabili modifiche e aggiornamenti della nostra Grundnorm.
 
Siamo, dunque, in presenza di una fatto politico istituzionale di estrema gravità, ossia al tentativo di procedere con un referendum estremamente manipolabile su un progetto di modifica sostanziale della Carta approvato da un Parlamento” farlocco”, e da un governo guidato da un Presidente del consiglio “anomalo” e mai eletto, con l’avallo di un Presidente della Repubblica eletto, a sua volta, da quello stesso parlamento “farlocco”, espresso  da una legge che lo tesso Mattarella, da giudice costituzionale aveva contribuito a dichiarare incostituzionale; un Presidente della Repubblica che per la prima volta, infine, non ha potuto ricevere il voto né del segretario del partito di maggioranza (perché mai eletto in Parlamento), né di quello dell’opposizione, perché estromesso dal Senato in base alla Legge Severino su cui pende il giudizio di incostituzionalità e applicata con effetto retroattivo (?!).
Ce ne saranno tanti dei fatti e  delle ragioni di questi anni ( dal famigerato Novembre 2011 in poi)  su cui discuteranno i futuri giuristi e storici a livello nazionale e internazionale . Gli é che siamo in presenza di una situazione del tutto fuori controllo istituzionale che non esito a definire frutto di un”golpe blanco” di tipo sudamericano.
 
In presenza di tale emergenza istituzionale e politica noi che ci sentiamo parte della grande tradizione cattolico popolare che, con De Gasperi, Mortati, Dossetti, Moro, Fanfani e La Pira diede un contributo fondamentale alla stesura della Costituzione, non possiamo che concorrere con la schiena diritta e forti delle nostre argomentazioni all’unico strumento che, allo stato degli atti, ci rimane per evitare uno stravolgimento su basi e fonti istituzionali  illegittime della Grundnorm che regola la stessa nostra convivenza nazionale, ossia l’adesione al comitato per il NO al referendum sulla riforma Boschi-Verdini.
 
Certo avendo consapevolezza delle diverse motivazioni che possono stare alla base di altri amici espressione di diverse culture politiche, ma con i quali ci unisce la volontà di difendere il bene supremo dell’unità costituzionalmente definita, pronti domani, con una nuova assemblea costituente o con un parlamento eletto con la legge del consultellum risultante dalla sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale del “porcellum”, a confrontarci nel merito delle riforme necessarie e compatibili con i nuovi equilibri politici espressi non da alcuni capetti etero guidati dai poteri forti, ma dalla sovranità che appartiene al popolo.
 
Un contributo positivo è già venuto dagli amici del NCDU, la cui direzione si é riunita nei giorni a scorsi a Roma ed ha approvato l’allegato documento.
Ringrazio l’amico Mario Tassone, allievo e seguace del nostro indimenticabile maestro Aldo Moro, per la passione con cui in questi mesi ha difeso l’assetto costituzionale dell’Italia, evidenziando le profonde storture che “ il giovin signore fiorentino” con il sostegno di quel fine giurista da bottega del sen Verdini ha introdotto e intende introdurre in Italia.
 
Mi auguro che altri autorevoli amici esperti costituzionalisti di area cattolica possano unirsi a noi , così come ho già sollecitato gli altri firmatari del Patto di Orvieto ( Giovanardi, Mauro e Quagliariello) che ci leggono in copia a concorrere al comitato del NO al Referendum per il quale ho proposto di organizzare in tutti i comuni d’Italia dei comitati civico popolari per la difesa della sovranità popolare.
Un caro saluto
 
 
Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti)
firmatario del PATTO DI ORVIETO-componente della Direzione nazionale dei Popolari per l’Italia
coordinatore del think tank “VENETO PENSA”
Via miranese 1/A
30171-Mestre-Venezia
tel. 335 5889798
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