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Pubblicato il: 14 Dicembre 2015 alle 0:30

Lettera al direttore sulla banche "salvate"

Sig. Direttore,
sono un imprenditore che nel corso degli anni ha sempre effettuato investimenti nel campo finanziario.
In riferimento alle contestazioni e alle polemiche innescate dal salvataggio delle quattro banche del centro-Italia, posso esprimere un parere molto critico: innanzitutto gli investimenti effettuati dai risparmiatori in azioni della banca sono dal punto di vista tecnico-giuridico una partecipazione al capitale societario ( della banca) che presenta comunque un rischio.
Pertanto la rivendicazione di risarcimento da parte degli azionisti, a mio giudizio, non è ammissibile per un problema di legittimità. Altro sarebbe se gli acquisti di azioni fossero stati proposti a persone con profilo di rischio inadeguato e con metodi truffaldini.
Nella fattispecie il sottoscritto, nel corso degli anni ha sempre effettuato investimenti azionari con risultati a volte brillanti e a volte disastrosi, pertanto un investitore in azioni sa sempre i rischi che corre se adeguatamente informato.
Per quanto riguarda gli investimenti in “obbligazioni subordinate” vale lo stesso discorso delle azioni in quanto tali titoli sono stati emessi dall’istituto di credito per esigenze di ricapitalizzazione dello stesso istituto e quindi comparabili alle azioni stesse.
Gli organi di vigilanza pertanto, dovranno verificare attentamente come si svolte le operazioni di sottoscrizione da parte dei dipendenti della banca; che motivazioni hanno dato agli investitori sulla qualità dei prodotti collocati?  Che spiegazioni hanno dato riguardo al rischio di investimento proposto? Hanno spiegato ai clienti che potevano perdere tutto il capitale investito?
Un lettore attento

 

Gentile lettore, capisco il suo punto di vista come operatore informato e navigato.
La maggioranza dei clienti ha però  a stenti,  messo da parte un gruzzoletto, che intendeva far rendere fidandosi del bancario allo sportello.
Il bancario essendo un dipendente risponde però alla direzione e non al cliente.
Il cliente dovrebbe avere un tecnico esterno di fiducia e che sia all’altezza di trattare con la banca sapendo che questa si deve garantire un ritorno economico.
Preciso pure che il cliente ha bisogno della banca e viceversa.  E il rapporto non può essere di sfruttamento della prima sul secondo.
Come? Ci devono essere organi terzi competenti e al di sopra delle parti.
L’ ente di garanzia dovrebbe essere la Banca d’Italia e le sue emanazioni con direttive e leggi ad hoc per tutelare i clienti che sono coloro che col loro denaro garantiscono la prosecuzione del lavoro bancario.
Le banche stanno in piedi coi guadagni della loro intermediazione ma se strozzano il cliente finiscono male.
Questo deve essere il messaggio da dare.
La Banca d’Italia è l’autorità nazionale competente nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico all’interno delle regole europee, e quindi la principale responsabile di quello che avviene nel settore bancario.
La nostra banca è un ibrido:
“Come ha scritto Mario Sechi, la proprietà della Banca d’Italia è formalmente privata, suddivisa pro quota tra quasi tutte le banche, le maggiori assicurazioni, e altre istituzioni italiane, a loro volta private o pubbliche. I primi azionisti sono, nell’ordine: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Generali, Cassa di Risparmio di Bologna. A questi quattro soci fa capo il 65 per cento delle quote di capitale. Seguono l’Inps con il 5 per cento, e altri 55 (tra i quali l’Inail) con percentuali minori. Privata nella compagine azionaria, eccezion fatta per Inps e Inail, Via Nazionale è però riconosciuta come “istituzione dello Stato italiano” in base ad una legge del 1936 confermata da una sentenza della Cassazione del 2006. La natura mista discende dal fatto che le banche private che oggi si suddividono il capitale erano in gran parte pubbliche o pubblicizzate svariati decenni fa: questo, detto in sintesi. Nella sostanza il capitale privato e la natura pubblica hanno lo scopo di garantire la Banca d’Italia su due fronti: l’impossibilità di fallire, in quanto parte dello Stato; e l’autonomia decisionale dal governo e dalla politica.”
Giuseppe Criseo
Varese Press

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