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Pubblicato il: 12 Dicembre 2015 alle 16:55

Piazza Fontana,12 dicembre 1969, ore 16:37 – la storia e la memoria

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12 dicembre 1969, ore 16:37 – la storia e la memoria
Avevo quindici anni e me ne stavo in piazza Libertà nella piazzetta davanti alla bottega del vinaio, a chiacchierare con gli altri ragazzini di Gallarate di Beatles/Rolling Stones o Milan/Inter: passava una ragazza in minigonna ed io il giorno dopo avevo un compito in classe.
Quel pomeriggio, il 12 dicembre 1969, la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, a Milano, era piena di clienti venuti soprattutto dalla provincia; gli altri istituti di credito chiusero alle 16:30, tuttavia vi erano ancora molte persone all’interno in attesa di completare le loro incombenze. L’esplosione avvenne alle ore 16:37, quando nel grande salone del tetto a cupola scoppiò un ordigno contenente sette chili di tritolo, uccidendo sedici persone (13 sul colpo) e ferendone altre 87.
Niente social, internet, radio libere o tv private e la notizia arriva verso le 18:30 con uno “strillone” che vende un’edizione straordinaria della pagina locale di un quotidiano nazionale “strage a Milano, bomba in banca”. Ovviamente non avevamo i soldi per comprare il giornale con le prime notizie scritte in fretta nell’incredulità degli stessi giornalisti che le scrivevano. Poi la sera, fissi e disorientati, davanti ai pochi televisori in bianco e nero a vedere le prime terribili immagini. Veniamo a sapere che una terza bomba era esplosa a Roma alle 16:55 dello stesso giorno nel passaggio sotterraneo che collega l’entrata di via Veneto della Banca Nazionale del Lavoro con quella di via di San Basilio. Altre due bombe esplodono a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all’Altare della Patria e l’altra all’ingresso del Museo centrale del Risorgimento, in piazza Venezia, per un totale di 16 persone ferite, mentre a Milano il bilancio delle vittime si chiude con 17 morti e 88 feriti.
Piazza Fontana è “madre di tutte le stragi” e apre un’epoca, quella della strategia della tensione, che ha prodotto per lunghi anni morti e feriti.
La storia, con decenni d’indagini colpevolmente confuse, non è riuscita a dare chiarezza ai fatti individuando colpevoli al di sopra di ogni ragionevole dubbio, ma la memoria di quel giorno è ancora un ricordo forte e vivido dentro di me, come quella degli anni a seguire e la consapevolezza della colpevole indifferenza con cui abbiamo permesso che le cose ci passassero attraverso in quest’ultimo mezzo secolo senza fare nulla per impedire che accadessero.
Varese 12/12/2015
Fabrizio Sbardella

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