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Longhin (Lega) chiarisce sulle gare d'appalto

“Stazione appaltante in aiuto dei comuni” si leggeva sulla stampa a giugno. Buoni propositi quelli di aiutare i comuni con la creazione della SUA (stazione unica appaltante) della provincia di Varese con lo scopo di gestire le gare d’appalto delle amministrazioni, soprattutto quelle più piccole, e togliere loro costi e incombenze burocratiche. Nello specifico si legge nel regolamento “si perseguono le seguenti finalità: dare supporto tecnico-amministrativo agli enti aderenti e la messa a disposizione di un centro di competenza e di specializzazione….”
I costi per i comuni vanno dai 500 euro per appalti sotto i 100mila euro, ai 7.700 per appalti sopra i 5 milioni, più spese varie di segreteria. Nella convenzione, da stipulare con scadenza trentennale, il Comune si impegna a delegare totalmente la Provincia e lo fa e lo ha fatto volentieri vista la specifica nota “La struttura organizzativa della Provincia mette a disposizione personale provinciale, con profilo tecnico-amministrativo, munito dei necessari requisiti professionali necessari per espletare gli incarichi richiesti”
Funziona? No.
I circa 110 comuni aderenti emettono in media almeno 6 bandi all’anno, sono 660 bandi, vale a dire 3 per ogni giorno lavorativo in un anno, una mole enorme per gli attuali 8 funzionari provinciali. Risultato? Una richiesta di apertura bando presentata oggi da un Comune ha risposta a marzo con inizio lavori, nelle migliori delle ipotesi, ad aprile. Questo significa il blocco totale della funzionalità amministrativa soprattutto dei piccoli Comuni, oltre il danno la beffa, ma anche la riprova che la DelRio, la legge che ha trasformato le province in enti di secondo livello svuotandole di denari ma non di competenze, non funziona. Mi aspetto una soluzione da parte dell’amministrazione provinciale, certo è che così non si può andare avanti.

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