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Pubblicato il: 1 Novembre 2015 alle 13:33

Expo finito. Ora non perdiamo il passo. di Lucio Bergamaschi

Expo finito. Ora non perdiamo il passo.
di Lucio Bergamaschi
Con una spettacolare cerimonia alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella si è chiusa Expo Milano 2015, la manifestazione del riscatto internazionale del nostro Paese e della Lombardia in particolare. I numeri che testimoniano la scommessa vinta li ha dati Giuseppe Sala, Commissario Unico e vero trionfatore della serata: in 184 giorni oltre 21,5 milioni di persone hanno varcato i cancelli di Rho-Pero di cui circa 7 stranieri e 2 milioni di studenti. Un italiano su 4 ha dunque voluto recarsi di persona sul Decumano facendo incassare alla società oltre 400 milioni di soli ticket. E’ la società tedesca Allianz che ha fatto i conti in tasca alla manifestazione: 3 miliardi di Euro spesi, 3 incassati che diventano 6 con l’indotto. Un risultato dunque pienamente positivo anche dal punto di vista finanziario senza contare i quasi 10 miliardi di opere infrastrutturali realizzate o in corso di realizzazione in Lombardia che ovviamente resteranno a beneficio di tutti noi.
C’è però un bilancio immateriale, intangibile che dal mio punto di vista è ancora più importante: lo testimoniano il milione e mezzo di firme apposte alla Carta di Milano, un documento importante – come lo ha definito Mattarella – in cui l’umanità prende impegni significativi contro lo spreco e le sofisticazioni alimentari per una produzione di cibo sostenibile, attenta alla qualità e alle ricadute dei processi industriali sull’ambiente. Lo testimonia il clima allegro, fresco, impegnato ma gioioso che si è respirato tra i padiglioni, tra le migliaia di volontari e di lavoratori che si sono spesi con intelligenza e cortesia. “E’ il volto gentile di Milano e dell’Italia” come lo ha definito stasera il Sindaco Pisapia. “Una prova di civiltà, di ordine, di organizzazione – ha sottolineato Giuseppe Sala – che è la vera eredità di Expo”. E’ il tratto distintivo della generazione Expo, di tanti giovani che non si piangono addosso che sanno vedere oltre le nebbie del tempo presente e guardano con speranza e impegno al futuro.
Ora l’impegno di tutti dev’essere quello di mantenere il passo spedito che abbiamo preso in questi mesi. La prima sfida concreta è quella sul futuro delle aree: si faccia presto e bene un piano d’area credibile, sostenuto anche con i fondi dello Stato inserendovi funzioni di interesse nazionale: la nuova sede dell’Università Statale, il Centro di Alimentazione Sostenibile e perché no il Centro di Produzione RAI. Un sito di tale valore così ben servito e infrastrutturato merita un utilizzo di qualità, può diventare quello che la Defence è stata per Parigi. Auguriamoci tutti che le istituzioni e in particolare Comune di Milano e Regione Lombardia siano all’altezza del compito.

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