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Asse sicurezza, gli #lgbt in cerca della loro guardia pretoriana

Asse sicurezza, gli #lgbt in cerca della loro guardia pretoriana
Continua il nostro lavoro certosino di andare a scovare dove si annida nella pubblica amministrazione e nei gangli della giurisdizione (nuova o vecchia) italiana la colonizzazione gender. Vi ricordate l’OSCAD? Ne avevo parlato in un mio articolo mesi addietro presentandolo come l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori del Ministero dell’Interno. Bene, il 30 settembre nella bacheca del ministero stesso, nella sezione tematica ‘sicurezza’, compare la sintesi di una due giorni a Palermo per ‘sviluppare azioni comuni per promuovere la cultura del rispetto dei diritti umani’. Solito schema del ministero del lavoro che abbiamo analizzato ieri? Esattamente si. In questo caso il soggetto promotore è Asse Sicurezza, network sociale dell’OSCAD, il quale ha proposto una due giorni di formazione presieduta dal vice direttore generale della pubblica sicurezza Antonino Cufalo. Ma di che cosa si è parlato e cosa è emerso da meeting? ‘Nel corso del meeting è apparso chiaro il ruolo decisivo e determinante delle Forze dell’ordine, del mondo dell’associazionismo, delle pubbliche amministrazioni e di tutti gli attori del tessuto sociale impegnati a contrastare le discriminazioni, anche quelle basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere’. Ed eccoci al nocciolo della questione: al ministero del lavoro erano stati più lievi parlando di ‘diversity management’, qui invece si va diretti al tema dell’identità di genere. Quindi valorizzare le forze dell’ordine per tutelare le famose ‘quote gender’: proprio quello che ci voleva in un momento in cui scarseggiano le risorse per rispondere al bisogno di sicurezza reale nel paese (con i sindacati delle forze dell’ordine e non solo sul piede di guerra) ci voleva questa bellissima nuova iniziativa. Ovviamente l’evento ha trovato tra i soggetti che hanno collaborato alla realizzazione l’UNAR, che è ormai il marchio di fabbrica della colonizzazione gender nella pubblica istruzione. Ma quale strategia viene proposta: educazione ed istruzione, lavoro, sicurezza e carceri, media e comunicazione. Quindi si comprende bene quali siano i campi di battaglia, già ben delineati con il ddl Cirinnà, ddl Fedeli, ddl Scalfarotto e art. 16 della ‘buona scuola’. Insomma, come potete vedere, stanno sferrando una serie di colpi in sordina davvero forti e decisi. Domanda: e noi cosa facciamo? A noi il dovere di scovare l’inganno e costruire l’alternativa a questa menzogna dell’ideologia gender. Insomma come diceva Havel ‘portare luce dove c’è ombra’.
Articolo pubblicato in esclusiva su La Croce Quotidiano
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mirkodecarliottobre 3, 2015
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