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Le nozze gay sono un diritto costituzionale

Le nozze gay sono un diritto costituzionale
Storica decisione della Corte Suprema negli Stati Uniti
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“No longer may this liberty be denied”
Con cinque voti favorevoli ( Sotomayor, Kagan, Ginsburg, Breyer e Kennedy ) e quattro voti contrari (Roberts, Scalia, Alito e Thomas) La Corte Suprema degli Stati Uniti sentenzia che le le nozze gay sono un diritto costituzionale in tutti i 50 Stati del paese.
Una grande vittoria per Barack[A1] Obama che in tre giorni incassa, oltre a questo, altri due successi storici sul trattato di libero scambio e sulla sanità .
Gli ultimi tredici Stati che non avevano ancora riconosciuto questo rivoluzionario diritto e che vietavano espressamente il matrimonio gay saranno costretti a cambiare le loro leggi.
“L’amore è amore – dice Obama – è stata una conquista straordinaria, persone comuni possono fare azioni straordinarie. L’America dovrebbe essere fiera di loro. Oggi abbiamo reso la nostra Nazione un po’ più perfetta “
Il dibattito affrontato dalla Corte Suprema verteva sulla questione se il matrimonio fosse una questione di politica pubblica o invece fosse da considerarsi un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione.
Già nel 2013 la Corte aveva emesso una sentenza a favore dei diritti degli omosessuali, stabilendo che le copie dello stesso sesso sposate negli Stati in cui era legale farlo avevano diritto ai benefici federali connessi al matrimonio.
In Italia il problema rimane aperto e solo una cosa è certa: oggi lo “stare insieme” volendosi bene, in Italia, è soggetto ad un’assurda e non più tollerabile discriminazione.
Gli omosessuali sono cittadini, come tutti, pagano le tasse, come tutti. Eppure non sono come tutti, perché lo Stato li discrimina, in base all’orientamento sessuale, la loro affettività, il loro amore, la loro voglia di costruire un nucleo di relazione stabile e giuridicamente riconosciuto.
Negare la possibilità di legittimare la unione tra coppie omosessuali semplicemente nega ingiustamente ad alcuni il diritto di stabilizzare la propria unione, di vederla riconosciuta dallo Stato, di godere dei relativi diritti e tutele e di assumersi i corrispondenti doveri.
Nel nostro paese una soluzione immediatamente fattibile potrebbe essere la legalizzazione delle Unioni Civili per le coppie omosessuali, in una formulazione giuridica sostanzialmente simile al matrimonio contratto davanti all’ufficiale di Stato civile, che ne preveda cioè gli stessi diritti e doveri, ad esclusione delle adozioni.
In linea con quanto votato a larga maggioranza dal Parlamento Europeo: tutte le persone devono, a pieno diritto, così come avviene in quasi tutti i Paesi occidentali e dell’Unione Europea, essere riconosciute come persone e come coppie. E fa specie che, proprio in Italia, culla del diritto, fondatrice della Comunità Europea, paladina di svariate battaglie di civiltà, dalla moratoria internazionale contro la pena di morte all’impegno nella cooperazione a favore dei popoli più poveri, patria della Costituzione più bella del mondo, resti tra gli ultimi Paesi a negare un diritto così naturale.
Non è con le iniziative di alcuni Sindaci, affamati di visibilità, che scelgono di applicare con la forza dell’autorità un atto amministrativo che la legge non prevede e non può recepire ( volere cioè riconoscere l’unione matrimoniale degli omosessuali, trascrivendo sui registri dell’anagrafe cittadina le coppie che hanno contratto un matrimonio all’estero, compiendo un atto privo di qualunque efficacia giuridica, che ha il solo scopo di alimentare un’inutile e pericolosa polemica su di un diritto che andrebbe preso sul serio) che si risolve il problema.
Il problema è molto serio e va governato con altrettanta serietà e con determinazione sviluppando velocemente una normativa razionale e di buon senso.
La legislazione tedesca sulle unione civili può ritenersi un percorso normativo senz’altro praticabile. E’ una legge che non equipara a tutti gli effetti la convivenza al matrimonio, pur applicando ai conviventi disposizioni analoghe a quelle contenute nel codice civile tedesco per la disciplina del matrimonio. Prevede una convivenza registrata, in cui le coppie devono dichiarare reciprocamente, personalmente e in contemporanea, d’innanzi all’autorità competente di voler condurre una convivenza a vita; i conviventi hanno obbligo di assistenza e sostegno reciproco, che persiste anche dopo eventuale separazione; viene assicurato pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale; vengono attribuiti gli stessi diritti successori che il matrimonio conferisce ai coniugi, ed è prevista la pensione di reversibilità. Infine, non è consentita l’adozione congiunta di minori, ma piuttosto soltanto l’adozione dei figli naturali e adottivi del partner.
A volte non sono così necessarie le elucubrazioni iperboliche dei geni della politica contemporanea : qualche copia/incolla eseguito con onestà di pensiero e modestia intellettuale potrebbe risolvere buona parte dei problemi che a menti contorte o interessate possono sembrare insolubili.
Fabrizio Sbardella
collaboratore di Varese Press
Gallarate
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