La provincia non è solo una questione di ricordi

Rivalità storiche o sportive, ma anche differenze linguistiche e culturali caratterizzano un ente territoriale che, molto spesso, è più apprezzato di quanto si pensi.

Non hanno il nobile retaggio dei comuni, né la sfavillante modernità delle regioni, eppure alle nostre provincie non sappiamo proprio rinunciare. Saranno le interminabili ore di traffico in autostrada, passate a domandarsi: “Matera o Mantova?” “Salerno o Sassari?” “Caserta o Cesena?”, sarà la nostra spasmodica capacità di far divampare il campanilismo anche a “Borgo Tre case – frazione di Borgo Dieci case”, sarà tutto quello che volete, fatto sta che i calolziesi non ci stanno proprio a farsi chiamare lecchesi. Insomma, la provincia conta. Potrebbe essere un paradosso, ma quelle che erano rivalità comunali o signorili dovute ad una qualche calata in armi al fine di predare in territorio straniero, invece di dissolversi con l’evo contemporaneo, si sono espanse a macchia d’olio anche al di fuori delle mura cittadine.
Così, anche quando Due Ville ottenne la propria autonomia, per rendere più equilibrato il confronto con il nuovo prefetto sentì comunque il bisogno di rimanere nel caldo abbraccio di Vicenza, sebbene in passato fosse stato sovente troppo stretto. Sotto l’aspetto politico e amministrativo, infatti, la provincia è da sempre punto d’incontro/scontro tra il prefetto - rappresentante del potere governativo statale - e le istanze locali. La presenza di una prefettura troppo zelante è inevitabilmente matrice di cooperazione tra i comuni e rafforza quindi quel senso d’identità aggregativo in grado di vincere anche il colore politico di giunte e consigli. Pertanto, quella che è stata a lungo ritenuta un’entità territoriale inutile, ha invece funto da cassa di risonanza e da terreno privilegiato per la risoluzione dei conflitti di potere. L’elettività diretta dei presidenti e dei consiglieri provinciali – venuta meno con la riforma Delrio – creava poi un rapporto immediato tra cittadino e istituzione. Considerate tutte queste variabili, non bisogna poi dimenticare che i tessuti provinciali possono differire considerevolmente gli uni dagli altri, pur in un ambito di comunanza territoriale che è stato il medesimo per secoli: a fronte di una geografia con un substrato socio culturale e linguistico più omogeneo (ad esempio il nostro varesotto), troviamo realtà in cui è veramente difficile riscontrare un patrimonio comune di elementi identitari. Ciò vale, ad esempio, per le comunità che compongono il variegato mosaico bellunese. Proprio il fatto di essere, volenti e nolenti, la periferia di una regione come il Veneto, che invece presenta una fortissima capacità di generare elementi aggregativi, fa sorgere – perché vi possa essere un’interlocuzione fruttifera con il capoluogo di regione - la necessità di avere un’intesa coordinata ed efficiente in loco.

Insomma, ci pare che, al di là di fattori puramente romantici, la provincia sia qualcosa di più che un ente "inutile e costoso"

Giulio Maria Grisotto