RIINA RESTI IN CARCERE, ALLE SUE VITTIME NON E’ STATO ASSICURATO IL DIRITTO DI VIVERE NE’ DI MORIRE DIGNITOSAMENTE.

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COMUNICATO STAMPA DEL 6 GIUGNO 2017

Oggetto: RIINA RESTI IN CARCERE, ALLE SUE VITTIME NON E’ STATO ASSICURATO IL DIRITTO DI VIVERE NE’ DI MORIRE DIGNITOSAMENTE. NON SI IGNORI IL VALORE SIMBOLICO DI UN SUO EVENTUALE RITORNO A CASA

“Occupandosi della vicenda giudiziaria di Riina la Cassazione evidenzia il diritto a morire dignitosamente di chi, però, ha distrutto selvaggiamente decine di vite di Servitori dello Stato. A questi ultimi e alle loro famiglie non è stato assicurato né il diritto di vivere né, tantomeno, quello di morire dignitosamente da un soggetto come Riina che ha usato atti di terrorismo mafioso per compiere le stragi di Capaci e via D’Amelio dove sono stati dilaniati i giudici Falcone, Morvillo e Borsellino e i nostri colleghi che li scortavano.

E’ oltremodo oltraggioso immaginare di consentire a Riina di tornare a casa.

Un boss che non si è mai pentito, non ha mai dato segnali di ravvedimento, mai ha chiesto perdono alle famiglie che ha distrutto.

Riina ha certamente diritto alle cure che gli servono, ma che devono essergli fornite in carcere dove deve rimanere fino alla fine dei suoi giorni. Il principio della certezza della completa espiazione della pena è un cardine per affermare lo
  stato di diritto e non si può in alcun modo svilirlo o svuotarlo, ne va della credibilità dello Stato e del rispetto dovuto alle vittime”. Lo afferma Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, commentando la decisione della Corte di Cassazione di rinviare al Tribunale di sorveglianza di Bologna gli atti  relativi al procedimento giudiziario a carico del boss di Cosa nostra, Totò Riina, perché riesamini la richiesta di scarcerazione o di differimento della pena avanzata dal suo legale per via delle condizioni  di salute del boss, e in precedenza già respinta. La Suprema corte ha evidenziato che “il diritto a morire dignitosamente” va assicurato ad  ogni detenuto, tanto più che, evidenziano gli Ermellini, fermo restando lo “spessore criminale” va verificato se Totò Riina possa ancora considerarsi pericoloso vista l’età avanzata e le gravi condizioni di  salute. “Ma i principi alla base del diritto pubblico non possono lasciare  spa
 zio a dubbi, e se Riina è stato ritenuto destinatario di una tale riprovazione da meritare svariati ergastoli allora chiedersi oggi se sia ancora pericoloso lascia i cittadini più che perplessi. Né si può ignorare o sottacere il valore che il simbolismo ha nel mondo della criminalità organizzata riflettendo sulla possibilità che un boss come  Riina torni a casa” conclude Pianese.

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