Yuri Guaiana: intervista esclusiva con l’attivista radicale fermato a Mosca

0
139
Yuri Guaiana fermato a Mosca
Yuri Guaiana fermato a Mosca

L’attivista radicale Yuri Guaiana fermato dalla polizia moscovita mentre tentava di consegnare alla Corte Suprema della Federazione Russa 2 milioni di firme contro le persecuzioni dei gay in Cecenia.

Stavano scaricando dall’auto delle scatole contenenti parte dei 2 milioni di firme raccolte per depositarle ufficialmente alla Corte Suprema della Federazione Russa quando sono stati fermati dalla polizia e dall’esercito intervenuti con quattro mezzi e condotti al commissariato dove sono stati denunciati per manifestazione non autorizzata e resistenza a pubblico ufficiale.

Ho raggiunto Yuri al telefono per raccogliere la sua versione dei fatti.

-Yuri ci racconti esattamente come è andata la vicenda del tuo fermo a Mosca?

“io stavo semplicemente facendo un gesto banale e democratico quello di portare alla Procura generale della Federazione Russa più di due milioni di firme di persone che chiedevano un’inchiesta giusta è efficace sui crimini che si stanno tutt’ora compiendo in Cecenia ai danni delle persone omosessuali. In Cecenia, purtroppo, le persone omosessuali vengono arrestate, vengono torturate con l’elettricità, con le canne e con i bastoni al fine di ottenere i nomi di altri omosessuali e, a volte, vengono rilasciate con la richiesta alle famiglie di fare fuori definitivamente i propri parenti, spesso figli omosessuali, perché in Cecenia c’è il diritto d’onore questa situazione è particolarmente scioccante è sconvolgente. 2 milioni di persone, che sono più della popolazione stessa della Cecena che è di 1,3 milioni, hanno chiesto che la Federazione Russa metta fine a questi crimini e porti davanti a un tribunale i responsabili.  Le autorità russe non hanno nemmeno voluto iniziare questo dialogo ufficiale e formale attraverso la consegna delle firme e ci hanno fermato come due camionette della polizia e due camionette dell’esercito scatenandoci contro dozzine di poliziotti mentre noi eravamo solo in cinque e arrestandoci”.

Yuri Guaiana fermato a Mosca
repressioni anti omosessuali in Cecenia

-in pratica la vostra colpa era quella di avere in mano degli scatoloni con questa raccolta di firme e non volerli abbandonare o lasciarli a loro..

“Ma noi ci siamo fermati immediatamente quando loro sono arrivati e gli abbiamo consegnato immediatamente le scatole e dentro c’erano solo alcune delle firme perché erano talmente tante e che abbiamo dovuto portarle su una chiavetta. Era impossibile averle tutte nelle scatole, ne avevamo solo un numero simbolico. I capi di imputazione sono la organizzazione la partecipazione ad una manifestazione non autorizzata, cosa non vera perché noi non stavamo manifestando, stavamo soltanto portando le firme e la resistenza a pubblico ufficiale che cosa totalmente falsa perché, come la polizia è intervenuta, ci siamo immediatamente fermati e abbiamo fatto tutto quello che ci hanno chiesto di fare. Abbiamo aperto le scatole, abbiamo fatto vedere il contenuto, gli abbiamo consegnato le scatole e le abbiamo immediatamente seguiti sui cellulari, quindi non c’è assolutamente resistenza a pubblico ufficiale”.

-Mi pare che sia stato fissato un processo al 29 maggio e che i tuoi amici che erano con te che collaboravano con te e rischino anche qualche pena pesante.

“Tutti noi rischiamo delle multe

-Però tu sei in Italia e quindi rischi un po’ meno!

Yuri Guaiana fermato a Mosca
Yuri Guaiana attivista radicale

“Io non rischio assolutamente nulla anche perché poi valuterò se pagare la multa o meno. Tutti i noi rischiamo delle multe, ma loro rischiano anche ulteriori sanzione di detenzione di carattere amministrativo. È improbabile onestamente perché una volta rilasciati probabilmente non arriveranno delle sanzioni di natura detentiva ma è possibile che il giudice decida di condannarli ad altri giorni di detenzione amministrativa il che non vuol dire andare in carcere non vuol dire essere trattenuti”.

-Tu sei tornato in Italia quasi subito quanto ti è stato vicino lo Stato italiano le nostre autorità e quanto ti hanno aiutato?

“Le nostre autorità sono state prontissima intervenire e le ringrazio moltissimo. Lo Stato italiano è intervenuto dopo mezz’ora. Adesso io non ho esattamente contezza dei tempi, ma immediatamente, alla notizia del mio arresto, hanno lavorato instancabilmente per cercare di portarmi fuori dalla caserma e poi per mettermi sul primo aereo per portarmi in sicurezza, perché ritenevano che potesse essere rischioso il mio permanere lì a Mosca fino a venerdì quando avevo prenotato il viaggio di ritorno”.

-Come prevedi che proseguiranno le cose in Cecenia e come finirà questa inchiesta che mi pare ci sia e sia aperta ma non così efficace?

“Abbiamo visto che, da una notizia abbastanza recente, anzi nuova, che le autorità russe hanno dichiarato che l’inchiesta l’hanno fatta e hanno concluso che non ci sono violazioni di alcuna sorta in Cecenia e quindi ancora una volta la Russia si dimostra succube al dittatore ceceno. Putin si dimostra succube del dittatore ceceno noi non ci fermiamo perché sappiamo invece che la verità è altra cosa perché semplicemente abbiamo incontrato i sopravvissuti ceceni così come li hanno incontrati i media internazionali ci sono ormai testimonianze abbastanza diffuse tutte coerenti e quindi andremo avanti. Intanto cercheremo di consegnare queste firme in maniera digitale e stiamo già facendo una raccolta di fondi per gli attivisti russi che con me sono stati arrestati per aiutarli a pagare le multe perché è giusto che siano supportati in questa cosa da noi. Poi le nostre richieste politiche sono quelle che il Consiglio d’Europa intervenga perché siamo al punto che la Russia addirittura neghi quello che sta avvenendo. A questo punto vorremmo un’inchiesta veramente indipendente con osservatori internazionali mandati da quell’organismo che è il Consiglio d’Europa, a cui pure la Russia appartiene, e che ha stilato la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che la Russia ha firmato e che così impunemente vuole non rispettare. Questo è inaccettabile, il Consiglio d’Europa deve intervenire, lo Stato italiano deve fare la sua parte perché mentre il Foreign Office si è espresso, mentre il compartimento di Stato americano si è espresso, mentre Angela Merkel ha detto in faccia Putin che questa situazione inaccettabile, mentre cinque ministri dell’Unione Europea hanno firmato una lettera da indirizzare al governo russo per chiedere che si faccia giustizia nei confronti degli omosessuali ceceni il governo italiano e il Ministro degli Esteri italiano non ha speso una parola. Quindi occorre che anche l’Italia si unisca alla pressione Europea. La nostra rappresentante per la politica europea Federica Mogherini si è espressa in Russia ed è bene che anche il ministro degli Esteri italiano si unisca a questa pressione internazionale, ma è anche necessario che l’Italia valuti e attivi delle procedure per il rilascio agevolato dei permessi di soggiorno ai profughi omosessuali ceceni che scappano e hanno bisogno di essere protetti in Europa. Perché anche quelli che riescono ad andare in altre città russe sotto la protezione delle Associazione LGBT locali vivono in una situazione insopportabile perché sono costretti quasi a non uscire di casa a non trovare lavoro. Temono che, dando i loro documenti ai datori di lavoro, questi possono puoi farli trovare o dai parenti o dalla polizia cecena e quindi l’unica possibilità per loro di condurre una vita per quel che è possibile normale dopo le esperienze avute è in Europa o fuori comunque dalla Russia. Le associazioni gay russe stanno cercando di avere dei rapporti, dei contatti con alcuni governi occidentali ed è bene che l’Italia sia fra questi e che l’Italia offra questa disponibilità.”

Yuri Guaiana fermato a Mosca
Yuri Guaiana fermato a Mosca

-Quindi i prossimi passi saranno diretti sia a sensibilizzare la comunità europea che il ministero degli Esteri italiano per supportare le vostre richieste e riuscire a consegnare almeno in maniera digitale le firme alla Corte suprema russa?

“Sì assolutamente! Cercheremo di fare anche delle audizioni alla Camera dei Deputati e al Senato, alla Commissione diritti umani per spiegare qual è la situazione in Russia e portando un dossier di informazioni e possibilmente, se riusciamo portando anche degli attivisti russi che possono spiegare di prima mano quello che sta avvenendo, se la cosa sarà possibile, perché giusto che queste violazioni vengano sanzionate prima possibile e vengano fermate prima possibile. Credo giusto che il processo istituzionale inizi ad operare in Italia affinché lo Stato e le istituzioni si pongano come interlocutori rispetto a alle autorità russe perché non è possibile che noi si continui a fare come se niente fosse i nostri affari con il governo russo quando si sta consumando una persecuzione di questa portata.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here