Saronno, nove profughi in casa parrocchiale

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16 Maggio 2017 Alessandra Meola

Nove profughi in casa parrocchiale: è questo l’annuncio lanciato da monsignor Armando Cattaneo, già destinato a scatenare un vortice di reazioni.

La notizia è stata data dal prevosto durante la messa di Domenica , per le prime comunioni e  così dal sacerdote la comunicazione si è allargata ai fedeli sino alla cittadinanza.

Malgrado i rumors di tutti, però, a restare taciturna è stata proprio  la giunta comunale, memore della recente battaglia contro la curia per l’installazione di 32 profughi a Saronno.

In quella circostanza il Municipio si oppose alla trasformazione della sede distaccata del Liceo Scientifico G.B Grassi in centro di accoglienza, ottenendo che  i bisognosi venissero dislocati altrove.

 

Adesso il monsignore, in eco all’appello del Papa di allargare le braccia ai sofferenti e alle vittime di guerra, ha voluto prender alla lettera l’esortazione di chi magari, con una punta polemica, invitava a tenere in casa propria questi rifugiati, e li ha portati con sé nel cuore della città, in piazza Libertà.

I nuovi arrivati alloggeranno, infatti, negli spazi parrocchiali della Chiesa di San Pietro e Paolo,all’ultimo piano dell’immobile, dove han luogo gli uffici , le associazioni e persino l’emittente radio orizzonti. A tal  scopo si è provveduto al riallestimento di alcuni locali per farne uso abitativo e a cercare l’ausilio dei volontari della Caritas affinché, assieme ad un mediatore culturale, possano farsi carico delle esigenze dei rifugiati.

 

Accorato è  stato l’appello del prevosto rivolto ai potenti, perché queste persone “possano tornare a vivere a casa loro,ma senza guerra e senza fame”. E in attesa che l’ auspicio possa avverarsi , i bisognosi resteranno così alle cure di chi fa di questo la propria missione e il proprio credo.

 

Mentre per ora il sindaco non si pronuncia, una voce contraria dell’opposizione si è già alzata: è quella di Luciano Silighini Gargani, il quale si è interrogato seriamente sulla saggezza  o meno di tale decisione.”Non possiamo che bocciare la scelta-ha proseguito- e sollecitare il Comune a farsi sentire”

 

 Gli scenari, dunque,  restano aperti, un po’ come le cause giudiziarie intentate contro la Lega, per alcuni manifesti in città, reputati discriminatori in primo grado di giudizio, durante il processo civile , conclusosi a Milano pochi giorni fa.

 

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