Saronno: DASPO no, profughi sì

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profughi Saronno
profughi Saronno

Si potrebbe riassumere così l’ondata di controversie che ha investito Saronno, tutte vertenti sui provvedimenti di confinamento dal centro urbano di alcuni migranti e sull’accoglimento di altri in casa parrocchiale.

19 Maggio 2017 Alessandra Meola

Insomma un groviglio di polemiche che proprio in questi giorni ha mostrato la punta del suo iceberg: ieri mattina, infatti, gli abitanti si sono risvegliati con i muri tappezzati di manifesti, di calligrafia diversa, inneggianti alla ribellione contro le decisioni del sindaco Fagioli, che, in virtù dei poteri conferiti alla sua carica tramite il decreto Minniti, aveva allontanato ai primi di maggio  un nigeriano 22enne e più recentemente una nomade in zona stazione, che chiedeva con insistenza offerte ai passanti.

Il ministro Minniti aveva per l’appunto esteso il Divieto di Accesso alle manifestazioni Sportive ( D.A.SPO) anche alla sicurezza cittadina, consentendo un esilio di 48 ore, pena una sanzione pecuniaria da 100 a 300 euro, a chi impediva “la libera accessibilità o la fruizione di aree  pubbliche”, venisse trovato “in stato di ubriachezza” , compisse “atti contrari alla pubblica decenza” o esercitasse “abusivamente l’attività di commerciante o di posteggiatore”

In caso di reiterazione delle condotte incriminate, poi, secondo questo piano, si poteva emettere  attraverso un questore , un vero e proprio divieto di accesso da 6 mesi a 2 anni all’infrastruttura in oggetto.

La meta era quella di contrastare le illegalità e preservare  il decoro e la vivibilità urbana , in quanto ” elementi imprescindibili dal bene pubblico e che esigono riguardo”.

Adesso su fogli A4 attaccati qua e là, lungo il centralissimo Corso Italia e in Piazza Portici , qualcuno recita: “Contro il DASPO urbano difenditi dalla polizia.Decidi tu dove come e  con chi stare”.

Una dichiarata opposizione militante alla giunta comunale, dunque, che si è mossa nelle ore notturne e che forse non si fermerà solo a questa rimostranza.

Nel frattempo, alla scelta del monsignore Armando Cattaneo di accogliere 9 profughi in casa parrocchiale,  14 Associazioni hanno detto sì: tutte queste rientrano sotto l’ala coordinatrice di “Quattro passi in pace”, che in una lettera di plauso al prevosto, ha già offerto piena collaborazione alla curia, auspicando “un incontro con il personale che è stato incaricato di prendersi cura dei rifugiati”, per apportare il proprio aiuto concreto nella gestione e nella sistemazione degli alloggi per gli ospiti. A questo proposito il sindaco Fagioli aveva già rimarcato, tuttavia :  “eseguiremo dei controlli per capire se i locali affidati rispettino le attuali normative”.

Restano, così, ancora tante asperità da smussare su entrambe questioni  : il target da raggiungere è un equilibrio fra il senso di solidarietà più che lodevole nella teoria e un corpus di leggi e decreti doverosi nella pratica.

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