Regione Lombardia vince, non discriminatorio vietare il velo islamico

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Il velo sul lavoro

A cura dell’editore
Giuseppe Criseo
Varese Press

La vicenda era nata da un ricorso di quattro associazioni che difendono gli immigrati e avevano fatto ricorso contro Regione Lombardia (la delibera della Regione Lombardia del 10 dicembre 2015) contro il velo negli uffici pubblici, supportata dall’art. 5 della legge 153/1975 che vieta l’«uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico senza giustificato motivo».

La giudice Martina Flamini scrive così nella sentenza della I sezione civile del Tribunale di Milano:

«Sacrifici per le islamiche giustificati da una finalità legittima, ragionevole e proporzionata rispetto al valore della pubblica sicurezza».
Non si tratta discriminazione ma da procedure di sicurezza:

«oggettivamente giustificato da una finalità legittima, ragionevole e proporzionata rispetto al valore della pubblica sicurezza, concretamente minacciata dall’impossibilità di identificare (senza attendere procedure che richiedono la collaborazione di tutte le persone che entrano a volto scoperto) le numerose persone che fanno ingresso nei luoghi pubblici individuati».
E non si deve intendere come divieto religioso:

«il capo di abbigliamento non è interpretato» nel divieto «come segno di una qualche appartenenza confessionale, ma nella sua oggettività», sia perché «interessa esclusivamente le persone che accedono in determinati luoghi pubblici, e per il tempo strettamente necessario alla permanenza».

Il velo comunque può creare dissidi e divisioni per il suo utilizzo anche nella donne islamiche nate in Italia che volendo vestirsi “all’occidentale”, come si è già verificato in alcuni casi,potrebbero essere ghettizzate dai loro stessi genitori contrari agli usi e costumi locali ed anche questo atteggiamento va contro l’integrazione.

Finiranno le polemiche? Sicuramente no, ma l’integrazione parte dal rispetto delle norme del Paese ospitante che deve essere accogliente ma non snaturare i suoi principi e le sue leggi.

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