La saggezza non è mai di troppo

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a cura di Fondi&Sicav

 

In una fase in cui l’equilibrio tra pressioni inflazioniste e andamento della crescita è quanto mai instabile, vale la pena rileggere i consigli di un navigante dei mercati di lungo corso. Pertanto ci sembra opportuno ricordare alcuni punti fermi individuati da Bob Farrell, pioniere dell’analisi tecnica e analista di spicco del team di Merrill Lynch per alcuni decenni.

Nel corso della sua lunga carriera, Farrell ha dovuto far fronte ad una lunga serie di crisi dei mercati che includono anche il brutale mercato Orso del biennio 1973-1974 e il crash dell’ottobre 1987. Ecco i dieci punti che ci offrono la sua lettura dell’andamento storico dei mercati.

I mercati tendono a metabolizzare le forti impennate o i pesanti scivoloni con rapidi ritorni verso il punto di equilibrio. ‘I profondi saliscendi dei listini azionari tendono ad annebbiare la mente degli investitori’, sostiene Farrell, ‘e pertanto solo quelli che riescono a mantenere la rotta senza farsi condizionare dagli eventi di breve termine sono in grado di cogliere i frutti offerti dai titoli di rischio nel lungo termine’.

Gli eccessi vengono sempre riassorbiti, quanto più rapida è la crescita delle quotazioni tanto più fulminea potrebbe essere la loro discesa – e viceversa.

Non ci sono nuove ere – gli eccessi sono un fenomeno permanente. Molti investitori credono che l’inizio di una fase ‘Toro’ per un settore coincida con l’arrivo di una nuova era. Farrell sostiene che tutte le fasi di surriscaldamento settoriali sono state seguite da periodi caratterizzati da forti prese di beneficio.

Se arrivi tardi alla festa è inutile che ti lamenti per la mancanza di cibo, bevande e musica. L’ultimo esempio è stato offerto dal mercato cinese e, in parte, anche da quello indiano.

Attenti agli indicatori che misurano il sentiment degli investitori, in particolare quando mostrano dati contrastanti. L’emotività è il primo nemico dell’investitore. Se non si è in grado di metabolizzare e sopportare una perdita compresa tra il 15% e il 20%, l’investimento in azioni non fa per voi.

I mercati sono ben intonati e forti quando la crescita coinvolge la maggior parte dei titoli quotati. I mercati sono deboli quando la crescita si concentra sui titoli a maggiore capitalizzazione. Quest’ultimo caso si è verificato agli inizi degli anni ’70, quando la maggior parte dei guadagni in Borsa era imputabile alle ‘Nifty 50 Stocks’. Quando i ratio di queste large caps diventano insostenibili a causa dell’eccessiva concentrazione su questi titoli, i listini tendono a cadere.

I ‘Bear market’ sono costituiti da tre fasi: caduta veloce, leggera ripresa e inizio di un down trend di medio-lungo termine. A che punto siamo in questa fase? Il grafico dello Standard and Poor’s 500 non mostra per ora segnali di debolezza. L’allarme per un’inversione del trend rialzista che ne ha caratterizzato l’andamento negli ultimi anni arriverà solo da una prima forte correzione.

Quando le previsioni formulate dagli esperti tendono a coincidere, sta per accadere qualcosa. I mercati hanno bisogno della presenza contemporanea di operatori ottimisti e pessimisti.

I bull markets sono sensibilmente più divertenti ed entusiasmanti rispetto ai bear market. E su questo non ci piove.

 

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