EUROPA: Quale nuovo trattato per la riforma della UE ?

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Nino Luciani, Sintesi del testo, qui sotto.

La dichiarazione dei 27 (riportata, qui sotto, per intero), indica quattro obiettivi per la riforma della UE. Essi, tuttavia, non sono accompagnati dalla previsione di strumenti finanziari nel bilancio comunitario.
Assente del tutto anche la previsione dell’attribuzione alla BCE del potere di banchiere di ultima istanza, quale ombrello verso il bilancio medesimo, in caso di tempeste finanziarie sull’ Euro moneta.
Ultimamente sono, invece, circolate alcune idee (della Signora Merkel e di Monsieur Macron) che sono il riciclo delle note ricette della UE, ma (forse) qualcosa in più. Le nuove parole d’ordine sono: “budget europeo ai paesi propensi alle riforme, convergenza fiscale, investimenti europei”.
1.- Budget europeo pro-riforme. Parrebbe implicito che tutti sappiano cosa vuol dire “riforme”. Invece, esse sono l’oggetto misterioso, prova dell’ipocrisia di tutti. Provo a darvi un contenuto:
a) Pareggio del bilancio. Esso fu messo in Costituzione dal Governo Monti, in ottemperanza alla UE. Ma nessuna terapia fiscale fu mai recessiva quanto questa. Il motivo tragico non fu la tassazione in se e per se, ma il fatto che lo Stato italiano non spende prontamente il gettito, per cui parte del gettito rimane incastrato nelle maglie burocratiche e non torna nel circuito economico.
b) Taglio della spesa pubblica strutturale. Per l’Italia, i problemi del debito pubblico sono collegati a scelte degli ultimi 35 anni per il finanziamento delle grandi infrastrutture autostradali e per l’attuazione dell’ordinamento regionale (dal 1977, la spesa pubblica totale è aumentata annualmente, del 15% in termini di PIL).
  Penso che, dentro il debito, andrebbe fatta una distinzione tra quello dovuto a spese di interesse europeo, e tutte le altre.
– Le grandi infrastrutture autostradali, ferroviarie, portuali sono anche di interesse europeo. Il carico di parte di questo debito sul bilancio europeo mi parrebbe giusto;
– L‘ordinamento regionale dovrebbe, invece, essere l’oggetto di specifica riforma italiana. Si dovrebbe creare un unico ente intermedio tra lo Stato e i Comuni, la Regione. Andrebbe abolita la Regone come ente legislativo, e fatta come ente di programmazione dei Comuni, ed ente amministrativo con i compiti delle attuali Provnce.
La gestione del servizio sanitario nazionale (oggi delegata alle Regioni) dovrebbe tornare allo Stato, sia per spendere meno (a parità di servizi sanitari), sia per uniformare la sanità in tutto il territorio nazionale;
“Enti inutili”.  Considerata la impraticabilità della “razionalizzazione” delle imprese locali, ae partecipazioni degi enti locali,  la cosa migliore è mantenerle tutte a condizione che siano capaci di stare alle regole del socialismo di mercato, praticato dalla Cina. Questa riforma potrebbe soddifare alle condizioni della Signora Merkel.
2.- Convergenza fiscale. Il concetto esso parrebbe significare che la UE concederebbe una gradualità temporale pattuita con gli Stati, per arrivare al pareggio del bilancio (o al disavanzo del bilancio 3% del PIL). Questa rinvio ha un senso se nei vari Paesi ci fossero risorse inutilizzate (il presupposto per politiche Keynesiane). In verità la sola risorsa disponibile è la mano d’opera, ma mancano gli imprenditori perchè fatti fuori dalla tassazione dei profitti (65-67%).
  Dunque, la dilazione programmata ha un senso se il disavanzo è creato dal taglio di imposte sui profitti
.
 3.-  Investimenti europei. Costituire un fondo europeo a tal fine ha un senso se per ivi trasferire gli oneri, già nei bilanci degli Stati, per infrastrutture riclassificabili di interesse europeo.
  La UE potrebbe fare qualcosa per il debito degli Stati ? Certamente se il debito eccedente il 60% del PIL (o una sua quota)  fu acceso per finanziare infrastrutture di perdurante interesse europeo. Non c’è dubbio che le autostrade greche o il Pireo o Patrasso siano di interesse europeo, visto il numero di turisti europei che vi transitano.
Per un Sistema fiscale europeo. Dentro la convergenza fiscale, ci può stare un impegno comune a fare un sistema fiscale unitario europeo, al cui interno gli Stati scelgono le imposte locali. Esso sarebbe la via maestra per arrivare all’obiettivo finale di una unione anche politica.
  Nel frattempo, potrebbero bastare obiettivi limitati, ma importanti economicamente: quali il fare un sistema meno costoso (per la amministrazione delle imposte) grazie alla riduzione del numero delle imposte.
  L’IVA andrebbe abolita e sostituita da una imposta generale sulle vendite dei beni finali di consumo.

 

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