Confartigianato, imprese schiacciate dalla burocrazia

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«Mi metto in coda e faccio training:

l’inefficienza toglie lucidità all’impresa e lavoro al territorio»

Novantadue milioni di euro di spread fiscale, tempi della giustizia ancora troppo lenti, fiscalità elevata e non compensata da servizi: il Rapporto 2017 sullo stato di salute delle imprese di Varese fotografa una provincia dove migliorare è necessario. Le testimonianze delle imprese e il sondaggio per pianificare le prossimi azioni.

In occasione del congresso provinciale del 14 maggio 2017 a Ville Ponti è stato distribuito in anteprima agli imprenditori presenti il “Rapporto 2017 Artigianato e Piccole Imprese” realizzato da Confartigianato Imprese Varese e Confartigianato Lombardia.

Si tratta di una vera e propria mappa dell’imprenditorialità in provincia con particolare focus sulle tematiche della burocrazia, dei tempi della giustizia e del peso della tassazione sulle Pmi locali.

A fronte di questi dati, e con l’obiettivo di pianificare una campagna mirata alla semplificazione e allo snellimento delle procedure, nella giornata di oggi è stato inviato a diecimila imprese della provincia di Varese un questionario ad hoc che permetterà a Confartigianato Varese di capire ancora meglio le quotidiane difficoltà delle Pmi.

Qui di seguito alcune testimonianze degli imprenditori varesini e varesotti e i dati di sintesi del Rapporto.

Gli imprenditori erano fiduciosi: arriva il digitale, basta con le code agli sportelli. Invece «se non ti blocca la coda, lo fa la rete» racconta Giorgio Bronzi delle Officine Bronzi. Fortuna o meno, essere in pochi in azienda a volte aiuta. In questa impresa di Arcisate sono solo in tre: padre, figlio e un dipendente che presidia gli impegni amministrativi.

«Ma alla fine – incalza Giorgio – tutti fanno tutto. Ci si muove meno dall’azienda, vero, ma la semplificazione promessa non c’è stata: occupi giorni ad entrare nelle procedure, a compilare schede, a inserire dati ma poi…». E’ quel “poi” che arresta l’impresa che vuole andare veloce: la semplificazione non è così semplice.

Alla Zetaplast di Sumirago, Ettore Zaetta ore e costi non li conta: «Faccio male, e dopo quello che ho ascoltato al Congresso provinciale dell’Associazione ci farò caso». Congresso dove Davide Galli, confermato presidente di Confartigianato Imprese Varese fino al 2021, ha detto a chiare lettere che «la burocrazia costa alle imprese della provincia di Varese 92 milioni di euro e l’extra costo burocratico fiscale sostenuto dall’artigianato ammonta a 27 milioni di euro: dov’è la semplificazione?». Non si tratta di bruscolini, perché quando gli imprenditori fanno i conti tutto si traduce in investimenti, occupazione, produttività.

«Siamo nel Far West, inutile mentire – interviene Alberto Vanzini della Meccanica F.lli Vanzini – La mia impiegata usa ogni giorno il 30% del suo tempo per seguire pratiche sempre più complesse: inaccettabile». All’azienda di Jerago con Orago sono in dieci, compreso il titolare. Sette collaboratori in officina, gli altri a compilare carte: «Il 30% della forza lavoro, capisce?». Capiamo, ma secondo Vanzini «è assurdo: non capisco se il vero scopo di questo peso burocratico sia quello di raccattare soldi (da parte di Stato, Regione, Provincia, Comuni…) o quello di togliere lucidità all’imprenditore e risorse alle aziende. Ormai quando mi metto in coda, faccio training autogeno: non voglio più sprecare energie per queste cose».

Difficile non arrendersi ai fatti. Replica Zaetta: «Siamo così piccoli che quasi non ci accorgiamo di quello che dobbiamo fare per andare avanti. In azienda siamo in dieci; una sola persona è in amministrazione e le difficoltà ci sono. Un allungamento dei tempi per le procedure c’è stato: per la compensazione Iva la nostra impiegata ha dedicato un intero pomeriggio. Non l’aveva mai fatto». Una vera condanna, questa burocrazia. Che poi è ovunque: nei rapporti con la Pubblica Amministrazione ma anche tra imprese e con i privati. In Italia e all’estero. Ecco perché alla Zetaplast si sta pensando, appena ce ne saranno le condizioni economiche, di «assumere un’altra persona che da un lato segua le incombenze burocratiche e dall’altro la burocrazia con l’estero. Un tentativo di unire l’utile all’utile». Insomma quello che va fatto si fa, ma «se ci fosse più trasparenza e, soprattutto, più chiarezza tutto diventerebbe semplice».

Antonio Crema, della Crema Antonio & Barca Patrizia Snc, parte da un presupposto diverso: «Se c’è un problema è inutile lamentarsi, bisogna trovare il modo per risolverlo». All’azienda di Gemonio si scommette su una collaborazione totale: «La burocrazia ruba tempo se non riesci a delegare. È vero che il carico burocratico, negli ultimi dieci anni, è quasi raddoppiato ma in un’impresa a conduzione familiare le ore non si contano. Ad essere assurdi sono i meccanismi burocratici che stanno alla base di tutto: bisogna scardinare questi per rimettere a posto la situazione». Anche alla Luigi Carrara di Binago, in provincia di Como, l’accumularsi del “cartame” – come lo definisce la signora Lorena – sta dando parecchi grattacapi. «Vorremmo assumere una persona in più in ufficio – prosegue l’imprenditrice – perché con la carta non ce la facciamo più. Un giorno alla settimana se ne va solo per seguire tutti questi obblighi. Con il digitale si fanno meno code? Forse sì, ma si corre di più in azienda».

A correre, però all’Aspem, è Franca Regnani dell’omonima officina meccanica a Varese: «Inviano le fatture intestate ancora a mio padre. Ma i problemi non finiscono mai: quando abbiamo trasformato la ragione sociale dell’impresa da Snc a Srl abbiamo passato alcuni mesi a rincorrere i vari enti, poi abbiamo risolto. Nel 2015 avremmo voluto allargare il capannone – su un terreno nostro – ma con il Comune di Varese abbiamo perso sei mesi. Dopo continue richieste di modifiche al progetto iniziale, avremmo dovuto spendere quasi 40mila euro per oneri di urbanizzazione e diritti di segreteria. E pensare che avremmo potuto dare lavoro a tutta la filiera delle costruzioni. Insomma, ora ci mettiamo quattro ore per fare quello che anni fa si faceva in due».

P.S. Parlando di burocrazia, si fa vivo il Bando Inail con il suo Click Day. E gli imprenditori ci chiedono: «Ma chi è stato quel genio che lo ha inventato?».

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