Car sharing , uso e abuso

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immagine con cartello car sgaring
Car sharing

26 Aprile 2017 Alessandra Meola
Il car sharing: una soluzione dinamica per ridurre i rischi di inquinamento e di ingombro nel traffico cittadino.
Tutto si fonda su un sistema semplice e immediato: si viaggia su uno stesso mezzo, che passa di mano in mano, senza particolari vincoli, se non il rispetto di alcune piccole norme di convivenza sociale e utilizzo del mezzo.
La parola chiave sottesa, però, in questo strumento di condivisione è la “civiltà” portata nel suo grembo e auspicata ottimisticamente in chi lo usa .
Ma dagli ultimi avvenimenti nelle capitali, la cosa non parrebbe così scontata: fra Roma e Milano, per esempio, si sono registrati alcuni fra gli episodi più singolari e irrispettosi, con un po’ di beffa per gli altri utenti.

A parte i classici effetti personali dimenticati e che non costituiscono di per sé un danno, come telefonini o borsette, c’è chi vi lascia indumenti intimi senza problemi… resti di cibo fast food e macchie sulla tappezzeria, specie nelle notti del sabato sera.

Poi ci sono i casi più incredibili, come chi ha lasciato i propri tacchi conficcati nel tettuccio o un narghilè alto un metro nell’abitacolo, e i casi contro la legge, come quelli che sfruttano il mezzo per gestire traffici di prostituzione o spaccio o per usufruire delle agevolazioni previste in base all’età, al sesso o al primo accesso al servizio, come un milanese 38enne, arrestato qualche tempo fa, che si era creato ben nove identità, in soli in dieci giorni.

In tutta questa galassia di eccessi e infrazioni esistono anche i tipici sbadati che, per esempio, parcheggiano l’auto nel cortile del proprio condominio, senza pensare che l’ingresso lì è consentito solo agli autorizzati, o che, in un momento di frenesia, incuranti di tutto e tutti, lasciano l’auto in mezzo a Piazza Duomo o nel cuore verde del Parco Sempione.

Tutte forme discutibili e incivili, dunque, di partecipare a una rete di trasporto personalizzato assai prezioso ed ecosostenibile.
L’auspicio di chi redige questi dossier, però, è quello di raccontare non per stupire ma per sensibilizzare, nell’ottica che un bene comune o un servizio sono una risorsa di tutti, e il danno lo facciamo a noi stessi.

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