Pasqua: la vita vince sempre

di Lucio Bergamaschi

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di Lucio Bergamaschi

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato la lettera/testamento del cinquantaduenne toscano Davide Trentini che ha scelto di morire in Svizzera come Dj Fabo per sottrarsi al suo ventennale calvario provocato dalla sclerosi multipla. Una lettera bella, dignitosa quasi gioiosa “vado in vacanza, scrive Davide”che fa apparire l’eutanasia qualcosa di liberatorio e positivo. E proprio qui sta l’inganno che è mediatico ma prima ancora etico: la morte non puo’ essere mai qualcosa di positivo e la sua esaltazione comunicativa rischia di ispirare emuli. Non saremo certo noi a giudicare e condannare una scelta così intima e personale ma non dobbiamo trasformarci in megafoni magari inconsapevoli di quella cultura di morte e di negatività che diffonde la sua aria ammorbante in tutta la società: meno figli, meno imprese, meno lavoro, meno ricchezza, meno iniziativa privata. Sono tutti segni preoccupanti di un mondo psicologicamente vecchio che invece di pensare a perpetuare la stirpe, si ingegna di andarsene al più presto con il minor disturbo possibile per se e per gli altri. Se ci facciamo paladini di questa cultura negativa come possiamo lamentarci che altri popoli, che altre fedi, che altre culture vengano qui e ci soppiantino? E’ già accaduto nella storia della civiltà, sta a noi non farlo succedere di nuovo. In fondo è questo il messaggio della Pasqua che stiamo celebrando: la morte non ha l’ultima parola, il sepolcro è vuoto, la vita vince sempre anche dopo le angosce e le tragedie più ingiustificabili. Auguri!

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