Gianni Boncompagni è morto

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Gianni Boncompagni è morto
Gianni Boncompagni

Addio a Gianni Boncompagni morto a 84 anni

 L’artista era nato ad Arezzo il 13 maggio 1932 ed è stato uno dei grandi innovatori dello spettacolo italiano in copia con Renzo Arbore, autore e conduttore di storici successi radiofonici come Bandiera gialla e Alto gradimento, e poi autore e regista di “Pronto Raffaella?”, “Domenica In”, “Non è la Rai”, “Carramba”.

Carrà, Japino e Gianni Boncompagni
Carrà, Japino e Gianni Boncompagni

Boncompagni è stato anche autore di canzoni, prestando la penna da paroliere ad alcuni dei nomi più noti della canzone italiana. Tra i suoi brani più noti vanno ricordati la versione italiana di “But You’re Mine” di Sonny Bono in italiano “Ragazzo triste”, portata al successo da Patty Pravo, “Non basta sai” (su musica di Jimmy Fontana, per Renato Zero), “La scala buia” (su musica di Franco Bracardi, per Mina) e “Tuca tuca”, “Tanti auguri”, “Rosso” e “Amico” per Raffaella Carra, alla quale fu legato da una relazione sentimentale.

Abbiamo guadagnato cifre spaventose”, riferì lo stesso Boncompagni a Francesco Sala per il Giornale riguardo la sua collaborazione con Bracardi: “Quel pezzo de ‘La Grande Bellezza’, ‘A far l’amore comincia tu’, l’avevamo scritto noi. Mammamia la Siae! Cifre spaventose. Ho domandato: ‘Ma com’è possibile che io prenda più di un Gino Paoli?’. Mi è stato risposto che non c’è solo l’Italia, quei successi sono in tutto il mondo. ‘Com’è bello far l’amore da Trieste in giù’ in Sudamerica non puoi capire, la ascoltano tutti. E io sono anche editore”.

Gianni Boncompagni e Renzo Arbore
Gianni Boncompagni e Renzo Arbore

A inizio carriera Boncompagni provò anche come cantante, con lo pseudonimo di Paolo Paolo, registrando i brani “Prendi il mondo” (1965) e “Tre civette su comò” (1966).

Il suo nome resta legato anche a una delle pagine più tristi della storia della canzone italiana: la scomparsa di Mia Martini. Boncompagni fu indicato dalla cantante come uno dei latori della maldicenza che l’avrebbe logorata e quindi uccisa. A riferirlo fu lei, in un’intervista rilasciata a Epoca nel marzo del 1989: “La delusione più cocente me la diede Gianni Boncompagni, un amico per l’appunto. Una volta fui ospite a Discoring, lui era il regista. Appena entrai in studio sentii Boncompagni che diceva alla troupe: ragazzi attenti, da adesso può succedere di tutto, salteranno i microfoni, ci sarà un black out”.

Il suo nome fu citato anche da Vasco Rossi nel brano “Delusa”, brano incluso in “Gli spari sopra” del 1993 dedicato alle ragazze di “Non è la RAI”, uno dei programmi ideati da Boncompagni.

Gianni Boncompagni in studio
Gianni Boncompagni

L’inizio del successo di Boncompagni fu “Bandiera Gialla” ideata con Renzo Arbore, la trasmissione musicale è andata in onda tra il ’65 e il ’70 sul secondo canale radiofonico della Rai e introdusse al pubblico italiana alcuni dei nomi più in vista dell’allora panorama musicale statunitense e britannico.

«La nostra amicizia è nata quando avevamo all’incirca 25 anni -ha dichiarato Renzo Arbore- Un’amicizia non conclusa ora che eravamo più vicini agli ottanta che ai settanta, come diceva sempre lui con il suo straordinario spirito toscano. Per me è stata un’amicizia provvidenziale, spero lo sia stato anche per lui. Ci conoscemmo ai tempi di quando frequentavamo il corso di maestro programmatore, eravamo compagni di banco. Aveva una visione moderna della vita, un senso d’umorismo all’avanguardia. Una visione che lo ha portato a rivoluzionare la radio e la tv. Spero di essergli stato utile con il mio atteggiamento più riflessivo e romantico, ma altrettanto teso a rivoluzionare la radio e la tv».

Somma Lombardo17 aprile 2017

La Redazione

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