Gettare la spugna o rilanciare l’unità dei Popolari?

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Nella vita di ciascuno di noi e ancor di più in quella  politica, quasi mai i sogni si traducono nella realtà. Combatto da oltre vent’anni un’indomita battaglia per inseguire un sogno: rimettere in gioco la ricomposizione dell’area popolare e democratico cristiana, ma, dopo gli ultimi avvenimenti, ho pensato sia giunto il momento di gettare la spugna. Temo, infatti, che si stia adempiendo “ la maledizione di Moro” che, dal carcere delle BR, prefigurò la fine  ingloriosa e senz’appello della DC.

 

Alcuni “stupidi”, nel senso della teoria di Carlo Cipolla, hanno messo in atto improvvidi tentativi di bloccare il processo avviato con l’autorizzazione concessa dal Tribunale di Roma alla convocazione dell’assemblea dell’Ergife, tenutasi il 27 Febbraio scorso a Roma, nella quale abbiamo eletto Gianni Fontana alla presidenza della DC.

 

“Stupidi”, se sono in buona fede, poiché con la loro iniziativa finiscono solo con il “  far  del male a se stessi e agli altri”, impedendo, così, di far avanzare l’unica azione in grado di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010, secondo cui : “La DC non è mai stata giuridicamente sciolta”.

 

Se, viceversa, come temo, fossero in mala fede, non sarebbero “stupidi” nel senso di Cipolla, me, peggio, indegni sicari politici di qualche  squallido mandante senza scrupoli, interessato a far sì che la DC non abbia a rinascere politicamente.

 

Anche a una persona come il sottoscritto, che nel lungo ventennio della dolorosa attraversata nel deserto della diaspora democratico cristiana, si è qualificato come “ Don Chisciotte”, demoralizzato e frustrato da quest’ennesimo tentativo destabilizzante, non rimane che prendere atto della situazione e gettare la lancia arrugginita e la corazza di latta con cui si era messo alla pugna con forte determinazione.

 

Sono consapevole, infatti, che i tempi della politica italiana, i quali vanno rapidamente volgendo verso un’assai prossima verifica elettorale, sono incompatibili  con quelli che gli sciagurati estensori dei ricorsi vanno inevitabilmente determinando, con l’ennesima disastrosa verifica in tribunale . Tempi e scadenze cui non ho più tempo e voglia di   prestare attenzione.

 

Che fare allora in attesa che la giustizia faccia il suo corso? Nei giorni scorsi, preso dallo scoramento più profondo, ho pensato di gettare la spugna. Diversi amici mi hanno, però, sollecitato a non mollare e, sarà per quell’antica passione civile mai venuta meno o per il senso di corresponsabilità con coloro  che ho spinto e sostenuto in questi anni all’impegno politico, sento doveroso offrire ancora una mia modesta ultima testimonianza.

 

La situazione in cui viviamo è grave ed anche molto seria, caratterizzata, specialmente in Italia, da un deserto delle culture politiche e da una classe dirigente sempre più lontana dalle attese e dal consenso dei cittadini ed elettori. In questa condizione di stallo tra paese reale e istituzioni stanno prevalendo le proposte di improvvisati interpreti di formule populistiche improbabili e del tutto inadeguate alla soluzione dei problemi del Paese.

 

Nel deserto delle culture politiche e dei modesti attori del teatrino della politica italiana, ritengo, invece, che una risposta possibile possa e debba venire da una nuova classe dirigente espressione della cultura popolare e democratico cristiana, ispirata ai valori del cattolicesimo democratico e cristiano sociale.

 

Credo, allora, sia indispensabile che tutti gli amici, i quali a diverso titolo fanno riferimento ai valori e alla tradizione politica della DC, debbano ritrovarsi  per costruire una nuova Camaldoli 2.0 nella quale: partiti, associazioni, movimenti, gruppi, persone dell’area cattolica e popolare potranno confrontarsi e redigere INSIEME il nuovo Appello ai Liberi e Forti e un programma etico, economico e sociale, ispirato ai valori della dottrina sociale cristiana, ai principi dell’economia civile e sociale di mercato per offrire risposte positive “ alle  attese della povera gente”.

 

A Gianni Fontana, Mario Tassone, Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglione, Giuseppe Gargani, Mario Mauro, Ivo Tarolli, Carlo Giovanardi, Marco Follini e ai tanti altri che in questi lunghi anni si sono impegnati per la ricostruzione del partito, spetta il compito di attivarsi immediatamente.

 

E con loro le numerose realtà associative, che da  tempo esprimono la necessità di un ritorno in campo dei cattolici italiani, per superare la condizione di irrilevanza in cui sono caduti, al fine  di offrire alla politica italiana il contributo positivo  di una cultura  che è parte rilevante della storia repubblicana e costituzionale dell’Italia.

 

La ricostruzione di quest’area è il passaggio preliminare per confrontarci a breve con i positivi fermenti che stanno emergendo nell’area laica, liberale e riformista, come quelli espressi dagli amici di “Energie per l’Italia”, raccolti attorno a Stefano Parisi.

 

L’obiettivo resta sempre quello di dar vita un partito laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, trans nazionale, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, asse politico centrale di un’Italia che intende progredire nella libertà e in una rinnovata saldatura tra ceti medi produttivi  e classi popolari.

 

Ettore Bonalberti

www.alefpopolaritaliani.eu

www.insiemeweb.net

www.don-chisciotte.net

Venezia, 8  Aprile 2017  

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