Finte vaccinazioni a Treviso

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Finte vaccinazioni a Treviso, “L’assistente sanitaria ha vaccinato solo per circa tre mesi”,e sembra sia stata scoperta dai colleghi.
E’ preoccupante il comunicato con le scuse e anche il fatto che si sottolinei “solo per tre mesi” non è bello per nessuno.
La direzione ha denunciato il fatto dopo essersi accertata della sua sussistenza,” configurata una grave violazione dei doveri professionali e degli obblighi assistenziali”.
Si parla tanto di vaccinazioni obbligatorie e si trovano questi casi, che speriamo non siano veri e sopratutto non si facciano scelte personali sulle spalle degli utenti
Giuseppe Criseo
Varese Press

COMUNICATO STAMPA
Treviso, 19 aprile 2017

(n.102/2017) Giornate vaccinali straordinarie e mirate per varie patologie, i giorni 24 e 28 aprile, 2 e 6
maggio prossimi presso il Dipartimento di Prevenzione di Treviso. I cittadini interessati sono stati
contattati tramite un’apposita lettera in questi giorni. La decisione si è resa necessaria dopo accurati
accertamenti in seguito a possibili irregolarità nella condotta di un’assistente sanitaria in servizio presso
il Servizio Igiene, Sanità Pubblica e Medicina di Comunità di Treviso, durante alcune sedute per la
somministrazione di vaccini.

I fatti.
Lo scorso giugno 2016, la Direzione riceveva la segnalazione di alcuni suoi operatori, in cui era motivato il
sospetto che una collega – da poco giunta a Treviso con concorso di mobilità – potesse non eseguire
correttamente le vaccinazioni.
Verificata subito da parte dei dirigenti la sussistenza del sospetto manifestato, la Direzione aziendale
denunciava i fatti al Comando Carabinieri NAS di Treviso e prendeva avvio un procedimento, durante il
quale l’Aulss 2 è stata vincolata al rispetto dell’obbligo del segreto istruttorio, previsto dal Codice di
Procedura Penale, e quindi impossibilitata a svolgere azioni che potessero interferire col corso delle
indagini.
L’assistente sanitaria ha vaccinato solo per circa tre mesi, essendo stata trasferita ad altro incarico al
manifestarsi dei sospetti nelle colleghe.
Ai primi di marzo di quest’anno la Procura della Repubblica trasmetteva all’Azienda la richiesta di
archiviazione del procedimento da parte del Pubblico Ministero e il decreto d’archiviazione da parte del
Giudice delle indagini preliminari. Le conclusioni del Pubblico Ministero erano specificate “in assenza di
ulteriori elementi a carico”.
Non più vincolata agli obblighi verso il procedimento penale, l’Azienda ha avviato una serie di valutazioni
sierologiche.
Il 10 aprile, in seguito agli accertamenti, la Direzione del Dipartimento di Prevenzione riteneva di
avere elementi sufficienti per ritenere che l’assistente sanitaria non aveva eseguito tutte le vaccinazioni che
doveva avere effettuato, dandone segnalazione alla Procura della Repubblica e al proprio Ufficio
Provvedimenti Disciplinari. Ritiene, infatti, che si sia configurata una grave violazione dei doveri
professionali e degli obblighi assistenziali. Contemporaneamente, il Dipartimento di Prevenzione ha
ritenuto di contattare tutti i cittadini interessati (circa 500), adulti e bambini, per offrire la possibilità di
completare correttamente la vaccinazione. Come prevedono le indicazioni nazionali e internazionali, infatti,
se non vi è la certezza che una vaccinazione sia stata eseguita correttamente, la dose deve essere
ripetuta. Ripetendo la dose, quindi, può essere garantita quella protezione elevata e a lungo termine che è
assicurata da un ciclo vaccinale correttamente eseguito.

“A noi interessa la salute dei cittadini e assicurare quei servizi della cui erogazione siamo incaricati –
sottolinea Francesco Benazzi, Direttore generale -. In questo frangente, il sistema ha dimostrato di essere
all’altezza. Se un’operatrice, infatti, può essere venuta meno ai suoi compiti, il fatto non è passato
inosservato ai colleghi che subito se ne sono accorti e hanno attivato tempestivamente tutti quei percorsi a
garanzia dei cittadini e dell’azienda. Ringrazio di cuore loro per la professionalità e la coscienziosità
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Ufficio Stampa

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