Dj Fabo se ne è andato rispettando le regole di un paese civile: la Svizzera

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eutanasia

Dj Fabo se ne è andato rispettando le regole di un paese civile: la Svizzera

morire dignitosamente è un diritto inalienabile

Alle 11,40 di questa mattina ci ha lasciato con dignità perché la vita è sacra e va difesa in tutti i modi possibili fino a che è vivibile, ma quando diventa soltanto una violenza, un inferno che ti umilia e ti tortura devi avere il diritto di lasciarla con dignità.

Nei paesi civili come la Svizzera questo è possibile, in altri paesi come il nostro, che è passato dall’essere portabandiera della civiltà e del diritto, ad essere tra gli ultimi in tutte le classifiche e ad essere primo solo nella vergogna.

Il nostri politici, impegnati soltanto a giocare a chi spara più frottole,non trovano il tempo di occuparsi di una cosa così poco rilevante per loro.

Il dibattito sulle norme in materia di eutanasia è stato avviato in Parlamento per la prima volta nel marzo 2013 e attualmente vi sono sei proposte di legge (una di iniziativa popolare presentata proprio dalla Coscioni) che dovrebbero confluire in un unico testo di legge, ma è tutto fermo da un anno.

Anche l’approdo in aula alla Camera del il DDL sul Biotestamento, è stato rinviato per la terza e questo è stato determinante per l’appello di alcuni giorni fa di DJ Fabo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per “sbloccare lo Stato di impasse voluto dai parlamentari” rimasto senza reazioni.

Fabiano Antoniani aveva 39 anni ed era tetraplegico e cieco dall’estate 2014 in seguito ad un grave incidente stradale. In un video spiegava di “non essere depresso e di mantenere tutt’ora il senso dell’ironia”, ma di sentirsi umiliato dalle proprie condizioni: “immobile e al buio”.

DJ Fabo considerava la propria condizione insopportabile, consapevole che potesse durare per decenni”.

Nella confederazione elvetica organizzazioni come Exit et Dignitas forniscono legalmente un’assistenza al suicidio nel quadro previsto da un articolo del Codice penale in virtù del quale l’assistenza al suicidio non è punibile se non vi sono “motivi egoistici”.

Il diritto alla vita non può essere considerato anche un dovere di vivere quando questo non è più dignitoso, quando non vi è nessuna evidenza scientifica che consenta di sperare in un ritorno alla dignità, quando l’unica aspettativa che ti rimane è l’inferno terribile ed umiliante che occupa ogni tuo istante, senza tregua.

Una nazione civile e di buon senso deve affrontare, prima o poi, il problema dell’eutanasia e nonostante la nostra politica abbia in questo momento ben altri obiettivi molto più pressanti come mantenere i propri privilegi e quelli dei propri sodali, deve assolutamente trovare lo spazio anche per occuparsi di questi problemi che riguardano gli altri. Ma gli altri siamo noi e questi problemi possono entrare prepotentemente nella nostra vita in ogni istante e senza preavviso.

Gallarate 27 febbraio 2017

Fabrizio Sbardella

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