L’INDIA HA RITIRATO L’86% DEL DENARO LIQUIDO IN CIRCOLAZIONE

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Ultimo giorno per le banconote da 500 e 1.000 rupie.
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La decisione del Governo indiano guidato dal primo ministro Narendra Modi, presa l’otto novembre, di ritirare tutte le banconote da cinquecento e mille rupie (corrispondenti a circa l’86% dell’intero liquido circolante), per combattere l’illegalità, la corruzione e l’economia sommersa dilagante nel paese, ha gettato l’India nella confusione.
La novità ha messo in ginocchio il paese dove il pagamento elettronico è poco diffuso, in particolare nelle aree rurali.
Il Governo aveva imposto misure restrittive per i prelievi bancari e aveva chiesto cinquanta giorni di sacrifici che scadono oggi, ma la novità è stata accolta con grande preoccupazione e le code davanti alle banche e ai bancomat continueranno fino alla chiusura, anche se meno della metà dei bancomat erogano ancora.
Comunque da domani le banconote da cinquecento e mille rupie non avranno più valore e la liquidità anche con banconote di piccolo taglio è diventata bene prezioso e la corsa al cambio è fremente.
La rupia e le azioni della borsa indiana sono state affossate dalla speculazione degli investitori, in particolar modo quelli esteri che nel solo mese di novembre avrebbero venduto azioni per 2,6 miliardi di dollari.
C’è il rischio che l’economia indiana rallenti fino a fermarsi anche se nei primi mesi del 2017 il governo indiano introdurrà una serie di misure atte a stimolare l’economia tra cui investimenti infrastrutturali e possibili tagli alle imposte sui redditi.
Di diverso avviso il Governo Pakistano che rilevato l’esempio fallimentare della vicina India ha puntato sullo sviluppo dei conti online facilitando l’uso della moneta elettronica. La proposta, lanciata in senato ad Islamabad, di rottamare le banconote di grosso taglio è stata respinta perché a giudizio del Governo l’interruzione della circolazione delle banconote di grosso taglio potrebbe pregiudicare gravemente l’efficienza degli scambi di mercato.
In Pakistan e in india l’economia è prevalentemente agricola e la maggior parte delle transazioni avvengono in denaro contante e la moneta virtuale è quasi inesistente e Islamabad ha preferito puntare con forza sullo sviluppo dei conti on line per diminuire la dipendenza da contante piuttosto che adottare una misura violenta come il ritiro del denaro liquido dal mercato, i cui esiti futuri sono ancora tutti da verificare.
La trasformazione dell’economia tradizionale in “cashless economy” che sicuramente è al centro delle attenzioni di molti governi richiede probabilmente tempi lunghi e nuove strutture adeguate oltre ad una nuova cultura, non bastano e forse non servono le scelte improvvisate.
Gallarate 30 dicembre 2016
Fabrizio Sbardella

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