L’8 settembre del 1954 morì Derain

L’8 settembre del 1954 morì Derain   L’8 settembre del 1954 morì a Garches (Francia) l’artista André Derain, travolto da un’auto. Era nato pressso un’agiata famiglia borghese e a diciotto anni aveva scelto la pittura, iscrivendosi all’Académie Julian anziché, come avrebbe voluto il padre, a ingegneria. Il suo amore per l’arte, però, non fu un colpo di fulmine. Indeciso se “fare il pittore”, ecco che incontrò due mostri sacri, che lo indussero a dedicarsi a tempo pieno all’arte...

L’8 settembre del 1954 morì Derain   L’8 settembre del 1954 morì a Garches (Francia) l’artista André Derain, travolto da un’auto. Era nato pressso un’agiata famiglia borghese e a diciotto anni aveva scelto la pittura, iscrivendosi all’Académie Julian anziché, come avrebbe voluto il padre, a ingegneria. Il suo amore per l’arte, però, non fu un colpo di fulmine. Indeciso se “fare il pittore”, ecco che incontrò due mostri sacri, che lo indussero a dedicarsi a tempo pieno all’arte. Erano Henri Matisse e Maurice de Vlaminck. Come loro, preferì usare nei suoi dipinti colori puri, seguendo l’istinto e spesso discostandosi diametralmente dalla reale apparenza dei paesaggi raffigurati. Aveva appena venticinque anni quando espose al salone d’Autunno con i “Fauves”, una parola che significa “animali selvaggi”. Li aveva definiti così, per deridere il loro lavoro, il critico Louis Vauxcelles. Il termine però piacque agli artisti del movimento e ai loro estimatori e così Derain, Matisse, de Vlaminck e gli altri membri del gruppo furono i Fauvisti. A differenza dei suoi compagni di viaggio sulle strade dell’innovazione, però, Derain adorava i grandi maestri dell’antichità, dai cui canoni estetici trasse sempre ispirazione. Era anche piuttosto vicino alle intuizioni di Gauguin, mentre Picasso lo turbava: l’arte di Derain era sì libera e selvaggia, ma fino a un certo limite! All’inizio degli anni 1930, fresco vincitore del Premio Carnegie e dopo aver esposto a Londra, New York, Berlino e altre importanti città, venne fortemente impresssionato dai primitivi francesi e dall’arte proveniente dall’Africa: nuovi segni, nuovi colori, nuovi ambienti, nuove maschere. Nel 1941 compì una scelta di cui pagherà le conseguenze: accettò l’invito ufficiale da parte dei nazisti e partecipò alla mostra dell’artista nazionalsocialista Arno Breker. Nell’occasione il partito di Hitler fece di Derain un proprio testimonial. Dopo la guerra, Derain venne accusato di collaborazionismo e la sua carriera iniziò a seguire una parabola in discesa. Un periodo infelice di rimpianti e vergogna, che non cancella però l’originalità delle sue opere, esposte nei principali musei d’arte moderna del mondo: le sue case gialle, i suoi alberi rossi e blu, le sue strade verdi come l’acqua e le sue figure umane che non rappresentano alcun popolo, ma integrano in una felice sintesi tutti i popoli che hanno vissuto e vivono sul nostro pianeta.   Roberto Malini Cultura e Diritti Civili Varese Press Nelle foto, opere di Derain