Il 2 settembre 1910 morì il Doganiere

Il 2 settembre 1910 morì il Doganiere   Il 2 settembre 1910 morì a Parigi il pittore Henri Julien Félix Rousseau, detto “il Doganiere”. Ladruncolo e poi volontario in fanteria, conobbe il carcere e appena riuscì a trovare un lavoro continuativo, presso un ufficiale giudiziario, si sposò con la giovanissima Clémence Boitard. A 27 anni iniziò a lavorare come gabelliere nell’ufficio del dazio parigino, guadagnandosi così il soprannome che lo accompagnerà p...

Il 2 settembre 1910 morì il Doganiere   Il 2 settembre 1910 morì a Parigi il pittore Henri Julien Félix Rousseau, detto “il Doganiere”. Ladruncolo e poi volontario in fanteria, conobbe il carcere e appena riuscì a trovare un lavoro continuativo, presso un ufficiale giudiziario, si sposò con la giovanissima Clémence Boitard. A 27 anni iniziò a lavorare come gabelliere nell’ufficio del dazio parigino, guadagnandosi così il soprannome che lo accompagnerà per sempre. Rousseau, però, si riteneva innanzitutto un pittore, anche se veniva rifiutato regolarmente dal Salon e altrettanto regolarmente deriso dai critici contemporanei per la sua mancanza di tecnica e la goffaggine dei suoi lavori. Le cose non cambiarono quando si dedicò a soggetti esotici: tigri e giungle che suscitavano solo ilarità da parte del mondo accademico. Perseguitato dai creditori, l’artista ci ricascò: tentò di mettere in atto una piccola truffa e finì ancora dietro le sbarre. Per fortuna fu una breve esperienza, perché gli venne riconosciuta la condizionale. Improvvisamente le sorti, per lui, sembrarono cambiare: i surrealisti cominciarono ad apprezzare le sue opere; Picasso, Gauguin e Kandinsky espressero giudizi lusinghieri sulla sua arte: per loro, Rousseau era un maestro, capace di risvegliare la primitiva creatività dell’uomo e  il fuoco del suo inconscio. Nonostante il loro appoggio, però, Rousseau non riuscì ad affermarsi presso il collezionismo e nessun mercante di rilievo sostenne con convinzione il suo lavoro. La sua favola triste non trovò così un lieto fine. Povertà e debiti furono i suoi soli compagni, fino al giorno della morte.    Roberto Malini Cultura e Diritti Civili Varese Press   Nelle foto, “La Guerra detta anche La cavalcata della Discordia", 1894 circa. Parigi, Musée d’Orsay; “Brutta sorpresa, 1901, Filadelfia, Barnes Foundation; “Il sogno”, 1910, New York, MOMA.