Fiorucci, Se ne è andato uno dei primi grandi Re del sistema moda Italia

Se ne è andato uno dei primi grandi Re del sistema moda Italia, se ne è andato ad ottanta anni appena computi il 10 giugno, lasciando un solco profondo nella storia del look in questo paese. Mi ricordo di me, sedicenne e affamato di nuovo, che quasi con timore, andava a curiosare in quel tempio pagano, affascinato dalle forme e dai colori che riportavano alla favola della metropoli londinese e mi sembrava di entrare in un nuovo universo immaginario In quegli anni in cui il mondo intorno a n...

Se ne è andato uno dei primi grandi Re del sistema moda Italia, se ne è andato ad ottanta anni appena computi il 10 giugno, lasciando un solco profondo nella storia del look in questo paese. Mi ricordo di me, sedicenne e affamato di nuovo, che quasi con timore, andava a curiosare in quel tempio pagano, affascinato dalle forme e dai colori che riportavano alla favola della metropoli londinese e mi sembrava di entrare in un nuovo universo immaginario In quegli anni in cui il mondo intorno a noi mutava le forme e le unità di misura, lui ebbe la genialità di guardare con attenzione quello che di nuovo incontrava nel suo girovagare  e di portarlo con se e riproporlo in una Milano costretta dalle tradizioni e con l’immagine di città grigia, fredda e nebbiosa. Il mondo in quegli anni cambiava prepotentemente pelle ed in particolare esplodeva a Londra con Beba, King’s Road, Carnaby Street.. Per noi ragazzi adolescenti dello scorso millennio, Elio era quello che portava qui un nuovo modo di essere e di sembrare, portava nuovi colori e nuove forme, erano gli anni di Mary Quant e del suo Bazar in King’s Road che faceva indossare a Twiggy la minigonna. I Beatles ed i Rolling Stone cambiavano il modo di fare musica e di fare poesia, c’era il sessantotto, arrivava l’eroina, arrivavano le canne e l’amore libero. In quegli anni sessanta-settanta cambiava tutto ed è difficile spiegare a chi è arrivato dopo e ha trovato le porta e le finestre spalancate, di come sia stato eccitante, pericoloso, spericolato e folle quel periodo con l’evento dell’isola di Whight, Bob Dilan, Joe Cocker e gli Who. Mentre scorreva velocemente la mia adolescenza il mondo cambiava ad una velocità impensabile, non riuscivamo ad assimilare tutto quello che accadeva in quella ubriacatura collettiva di novità e molti di noi si sono persi per strada nell’eroina o nelle canne distruggendo le loro esistenze. La parabola di Elio inizia nel 1967 quando apre il negozio di Milano in Galleria Passarella e lo fa disegnare da Amalia dal Ponte e finisce nel 90 quando l’azienda passa alla giapponese Edwin International. A metà degli anni sessanta un viaggio a Londra alla ricerca di nuove emozioni, lo fa precipitare in quell’atmosfera rivoluzionaria ed innovativa della Swinging London e lo trasforma in un novello Marco Polo vagante tra il vecchio ed il nuovo mondo alla ricerca di oggetti, stili e gusti da riportare a casa. “ Sono un  commerciante e non uno stilista” e la sua grande intuizione fu quella di portare in Italia gli oggetti scoperti nel suo girovagare e proporli in un contesto affamato di novità e di diversità. Nel 70 inizia a produrre abbigliamento per il tempo libero ed in particolare jeans  e nel 73, unendo l’innovativa lycra al denim, lancia i jeans skinny elasticizzati e disegnati sul sedere delle ragazze. Nel 76 apre a New York un negozio sulla 59à strada che diventa, sullo stile del prototipo milanese, un punto di incontro che attrae giovani ingombranti come Andy Warhol, Truman Capote ed una giovanissima Madonna  che poi nel 1983 allo Studio54 celebrerà con un concerto i primi 15 anni della “Fiorucci”. Nel corso degli anni ottanta la maison tocca la massima espansione mondiale, apre a Los Angeles, Tokyo , Rio, Hong Kong e, poiché non sempre la genialità si sposa con la managerialità, nel 90, a seguito di un dissesto, passa tutto nelle mani dei giapponesi. Elio ha saputo cogliere lo spirito del suo tempo e trasferirlo in un nuovo modo di vestirsi, locandolo in uno spazio che voleva essere una finestra spalancata sul mondo in turbinosa evoluzione e rivoluzione di quegli anni sessanta-settanta, che se non li hai vissuti da adolescente che si affaccia con curiosità alla vita, forse non li puoi capire nella loro interezza. Non puoi capire con la visuale attuale quanto fosse innovativa, rivoluzionaria e folle la iniziativa di Elio. Fino ad allora i colori maschili erano il nero, grigio e marrone mentre i femminili erano blu nero e rosa, con Elio e la sua generazione scoppiano i colori, cambiano le forme e la quantità di corpo visibile, fino all’estremo del tanga. Quella società cresceva senza i social, senza i media : solo con foto, racconti, semplici parole, tantissima fantasia e voglia di cambiare e di costruire. Arrivederci Elio Fiorucci, buon riposo. Fabrizio Sbardella Varese Press-Gallarate