De Carli, a Rovereto per ridare speranza a un Paese

DE CARLI: A Rovereto per ridare speranza a un paese Ieri a Rovereto, nella casa del beato Rosmini, abbiamo dato inizio a quel lungo ed arduo cammino che ci trova tutti uniti nel solco delle più radicate e solide tradizioni politiche italiane ed europee. L'Italia, dopo la straordinaria enciclica Rerum Novarum, trovò slancio e forza da una generazione di laici cristiani impegnati in politica che, assieme alla migliore tradizione liberale e socialdemocratica, cominciarono ad elaborare (attr...

DE CARLI: A Rovereto per ridare speranza a un paese Ieri a Rovereto, nella casa del beato Rosmini, abbiamo dato inizio a quel lungo ed arduo cammino che ci trova tutti uniti nel solco delle più radicate e solide tradizioni politiche italiane ed europee. L'Italia, dopo la straordinaria enciclica Rerum Novarum, trovò slancio e forza da una generazione di laici cristiani impegnati in politica che, assieme alla migliore tradizione liberale e socialdemocratica, cominciarono ad elaborare (attraverso organismi veramente rappresentativi delle istanze della gente come l'Opera dei Congressi) i contenuti e le possibili azioni di governo ispirate a quella straordinaria fucina ispiratrice che è la Dottrina sociale della Chiesa. Passati gli anni del ventennio fascista una nuova generazione di giovani laici cristiani, allevata e formata dai padri del popolarismo italiano come Don Luigi Sturzo e dalle elaborazioni di uomini della statura del beato Rosmini, misero le fondamenta per il passaggio successivo: la proposta al paese di una 'democrazia cristiana'. Ebbero quindi, uomini come Alcide De Gasperi ed Aldo Moro, la capacità e l'intelligenza umana e politica di leggere la realtà del tempo, comprendere che il paese voleva fortemente avviarsi verso un processo di vita democratica e partecipata e si posero alla testa di questo fermento popolare con la connotazione che più li vedeva caratterizzabili: la cultura cristiana che li aveva formati e li aveva spinti a costruire le fondamenta della futura carta costituzionale nel monastero di Camaldoli. Oggi, dopo più di trent'anni che questo che oso definire 'abbraccio generazionale' non è più avvenuto (lacerato da un eccessivo individualismo ed egoismo di buona parte della classe politica della seconda repubblica), ripartiamo da Rovereto per gettare le basi del terzo 'passaggio di consegne' della storia del popolarismo italiano: con l' "Appello ai popolari italiani' si sceglie di ridefinire il campo d'azione dei nuovi laici cristiani impegnati in politica grazie all'esperienza ed autorevolezza di chi ha vissuto direttamente il passaggio della 'democrazia cristiana'. Un appello di una forza unica che propone 'una grande iniziativa plurale, aperta e comunitaria. Un'iniziativa che ponga fine alla diaspora ed alla frammentazione dei tanti partiti, associazioni, movimenti di matrice cristiano-popolare che hanno reso quest'area e questa cultura marginale ed irrilevante'. Un'obiettivo che promuove anche la concretezza di un'azione volta a 'dare un governo e delle regole alle sfide poste dalla globalizzazione... Recuperare lo spirito originario che è stato alla base dell'UE e di promuovere senza tentennamenti i nostri valori di riferimento, a partire dalla centralità della persona, dalla giustizia e dal contrasto di tutte le devianze (come illegalità e corruzione), alla salvaguardia della famiglia naturale (art. 29 della Costituzione) fino al primato della libertà e qualità di educazione". Una sfida all'altezza della nostra storia e delle attese di quella gran parte di paese che oggi non va a votare ma è disposta a scendere in piazza per ciò in cui crede e che aspetta qualcuno che abbia l'autorevolezza e la credibilità di rappresentarla. Abbiamo lanciato questa sfida proprio perché, forti di ideali e contenuti enunciati nell'appello, comprendiamo molto bene anche la necessità di riprendere il filo di passaggi fondamentali da rilanciare, come quello di Camaldoli negli anni della resistenza italiana. Per questo ho riproposto l'idea di una nuova #Camaldoli dove radunare le generazioni di laici cristiani impegnati in politica e realizzare concretamente il 'passaggio di consegne'. Con questo spirito l'Italia che ha sempre trovato nei valori dell'appello un punto di riferimento saprà riprendere protagonismo in politica e riportare il popolo a fare politica. Così ho simbolicamente voluto consegnare al paese un 'selfie' di questo 'abbraccio generazionale: insieme a Mario Mauro, Lelio Alfonso di Italia Unica, Mario Tassone del Cdu, Ettore Bonalberti, Antonino Giannone ed  Ivo Tarolli (al quale va un particolare ringraziamento per il lavoro e la dedizione messa in campo nel promuovere l'iniziativa). Col coraggio che ci viene da un passato glorioso e con la speranza che ci raggiunge da un futuro possibile. Dentro un presente difficile, tempo dove si vede chi sente sulla pelle e sul cuore la responsabilità di rappresentare il popolo a cui appartiene.  ha dichiarato in una nota Mirko De Carli - dirigente nazionale dei Popolari per l'Italia