La Quiete casa di Cura srl di Varese, una storia infinita e che tocca tutta Italia

La Quiete casa di Cura srl di Varese, una storia infinita e che tocca tutta Italia

 

Un giro impressionante di soldi, si parla di 2.800.000 euro truffati all’ambasciata libica in Italia per interventi clinici, analisi mediche e controlli mai effettuati.

Non erano i profughi quelli che erano oggetto delle cure ma si trattava di una presunta associazione a delinquere:

nel registro degli indagati, come disposto dal sostituto procuratore Rita Caracuzzo prima ed Adolfo Coletta sono saltati fuori anche Alessandro Casinelli, presidente di Federlazio Frosinone e i vertici di un gruppo, Sant'Alessandro, che offre prestazioni sanitarie in tutta Italia, anche l'imprenditore sorano Giorgio Rea, amministratore delegato, il commercialista di Ceccano, Gennaro Tramontano, due consiglieri-economi dell'ambasciata di Libia in Italia, un medico libico ma residente a Roma, un consigliere della Santa Sede 

con delega Fao, tre contabili, imprenditori e persino un direttore di banca.

Le amicizie interne al consolato libico portavano a favorire una serie di società romane ma anche nel resto d’Italia tra cui la la Quiete casa di Cura srl di Varese, che emettevano fatture per cure inesistenti: il tutto scoperto dal Col. Lugi Carbone della Compagnia di Frosinone.

La vicenda e’ venuta allo scoperto dopo la segnalazione di un dipendente corretto di un istituto di credito di Frosinone insospettito dal versamento di 800.000 euro da un conto su cui in precedenza giacevano solo 100 euro.

L’ambasciatore libico interpellato, dimostrò subito di non essere a conoscenza di quanto avveniva alle sue spalle, sporgendo denuncia.

Il forte ammontare della cifra aveva fatto pensare a presunti finanziamenti al terrorismo mentre invece erano speculazioni e presunte truffe i cui proventi erano reinvestiti in immobili tra Italia, Dubai e Tunisia.

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